Volkswagen riduce di 100.000 i posti di lavoro. Quattro fabbriche tedesche di veicoli elettrici senza successori dopo il 2031

Volkswagen ha adottato il 3 settembre il piano Future Plan 2030, con cui intende eliminare altri 50.000 posti di lavoro e ridurre della metà l’offerta di automobili entro il 2035. Insieme alle riduzioni già annunciate, ciò significa circa 100.000 posti di lavoro, ovvero quasi il 15% del personale globale che conta 650.000 dipendenti.
Per i conducenti di veicoli elettrici è più importante la seconda parte del quadro. Quattro stabilimenti tedeschi, tra cui quelli di Emden e Zwickau, non hanno al momento una produzione garantita dopo l’esaurimento delle attuali quote di produzione negli anni 2031-2034.
Quattro fabbriche con un forte focus sui veicoli elettrici in pericolo
Nella lista figurano Emden, Zwickau, Hannover e quella di Audi a Neckarsulm. Il gruppo ha dichiarato esplicitamente di non essere in grado al momento di garantire a questi stabilimenti una “produzione futura competitiva”, una volta terminata la produzione dei modelli già assegnati loro.
Non si tratta ancora di un annuncio ufficiale sulla chiusura. Ma il messaggio è semplice: oggi non ci sono nuovi modelli pronti a sostituire quelli attuali. Volkswagen annuncia che cercherà altre applicazioni per queste fabbriche, ma la produzione di automobili in tutte e quattro potrebbe comunque terminare.
E questo già colpisce la mobilità elettrica di Volkswagen in Europa. Zwickau è stata la prima grande fabbrica del marchio completamente convertita da veicoli a combustione interna a modelli elettrici. Emden produce l’ID.4 e l’ID.7, Hannover assembla l’ID. Buzz e l’ID. Buzz Cargo, mentre Neckarsulm costruisce l’Audi e-tron GT insieme ai modelli a combustione interna e ibridi plug-in.
VW ha inoltre ammesso che le sue fabbriche europee hanno una capacità produttiva superiore alla domanda di oltre 500.000 automobili all’anno. La nuova strategia per le fabbriche europee dovrebbe essere pronta entro la fine di giugno 2027. Sulla carta è solo pianificazione; in pratica sembra più un conto alla rovescia.
Più persone in meno, meno modelli, meno varianti
La nuova riorganizzazione prevede la riduzione di altri 50.000 posti di lavoro in tutto il Gruppo, anche a livello manageriale. Questo si aggiunge alle circa 50.000 riduzioni già previste in Volkswagen, Audi, Porsche e nel software Cariad.
L’azienda non ha ancora indicato esattamente dove scompariranno i nuovi posti di lavoro né quando si concluderà l’intero processo. Come motivazioni vengono indicate una concorrenza globale più agguerrita, cambiamenti nella domanda e nuove tecnologie automobilistiche. In termini semplici: la Cina sta avanzando più velocemente e VW non vuole mantenere una struttura troppo grande.
Daniela Cavallo, principale rappresentante dei dipendenti di Volkswagen, in precedenza si era fortemente opposta alla chiusura delle fabbriche. Alla fine ha sostenuto il piano, ma con una condizione chiara: “The Future Plan è una necessità per guidare con successo il nostro Gruppo nella prossima decade, senza scaricare l’intero onere di questa trasformazione esclusivamente sui dipendenti”. Ha aggiunto inoltre che Volkswagen conferma nuovamente che “la sicurezza occupazionale e la sostenibilità economica hanno lo stesso peso dei obiettivi aziendali condivisi”. Una bella citazione. Solo che, considerata l’entità dei tagli, è difficile parlare di comfort per i lavoratori.
Fino al 2035 Volkswagen intende inoltre ridurre la gamma globale di modelli di circa il 50% e diminuire il numero di versioni di equipaggiamento e altri allestimenti di circa il 75%. Saranno semplificate anche le piattaforme, i software, le architetture elettroniche e i sistemi di assistenza al conducente. Inoltre, il portafoglio di attività e investimenti dovrebbe ridursi di circa un terzo.
Nel periodo 2027-2031 il gruppo prevede di investire 135 miliardi di euro in investimenti capitali nonché in ricerca e sviluppo. L’obiettivo per il 2030 è vendere 9 milioni di automobili all’anno e raggiungere un margine operativo del 9%, ovvero circa 31 miliardi di euro di utile operativo.
Volkswagen ha appena ammesso che il problema non riguarda più soltanto il ritmo della transizione verso i veicoli elettrici, ma anche il numero di fabbriche e modelli di cui ha effettivamente ancora bisogno. Secondo voi, quali modelli della gamma ID o di Audi sono oggi i più a rischio all’interno del Gruppo VW?
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