Volkswagen prepara la più grande riorganizzazione della sua storia, che include la chiusura di 4 importanti fabbriche

Queste chiusure farebbero parte di una riorganizzazione molto profonda volta a garantire il futuro dell’azienda. Secondo un documento interno redatto dal Boston Consulting Group e citato da WirtschaftsWoche, il margine operativo (che nel 2025 era del 2,8%) potrebbe diventare negativo entro il 2030 se non vengono prese misure. Lo scorso anno, le vendite globali dell’azienda sono scese al di sotto dei 9 milioni di automobili, mentre l’utile operativo si è ridotto della metà (8.900 milioni di euro).
La produzione delle quattro fabbriche verrebbe trasferita in altri centri con costi più bassi in Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia, oltre che in altre impianti tedeschi. In teoria, potrebbero evitare la chiusura se riducessero drasticamente i loro costi di produzione, tuttavia l’obiettivo stabilito dalla dirigenza del gruppo è considerato poco realistico dagli esperti, il che significa che la chiusura delle strutture è probabilmente inevitabile.
Queste non sono le uniche misure previste dal gigante tedesco per ridurre i costi: eliminerà un quarto dei posti dirigenziali e ridurrà la sua offerta mondiale di veicoli del 50%. È prevista inoltre una riduzione di 50.000 milioni di euro nelle investimenti e nella ricerca e sviluppo, nonché la vendita di alcune partecipazioni (Bugatti finirà per essere completamente controllata da Rimac?).

Volkswagen intende eliminare fino a 100.000 posti di lavoro
Diversi media tedeschi, facendo riferimento allo stesso rapporto di WirtschaftsWoche, indicano un’altra possibile misura: la soppressione del marchio spagnolo SEAT. Ciò non significherebbe però la scomparsa del produttore, che in pratica continuerebbe a operare attraverso la giovane azienda CUPRA, più redditizia e con vendite attualmente superiori a quelle di SEAT stessa. Gli stabilimenti spagnoli del gruppo (Landaben e Martorell) non verrebbero colpiti da questi tagli.
Il nuovo piano, che sarà presentato il prossimo 4 settembre, potrebbe essere bloccato dai sindacati e dallo Stato della Bassa Sassonia, che attualmente controllano 12 dei 20 posti nel consiglio di amministrazione. La principale fonte di tensioni sarebbe la eliminazione di fino a 100.000 posti di lavoro nei prossimi anni.

Nel caso in cui il nuovo piano venga respinto, la dirigenza potrebbe ricorrere a un’assemblea straordinaria degli azionisti per cercare di superare il veto e attuare i tagli previsti. In ogni caso, è previsto che giovedì prossimo i diversi interlocutori del consiglio si riuniscano per cercare di avvicinare le posizioni, sebbene la votazione avverrà venerdì.
Fonte | WirtschaftsWoche