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Toyota vorrebbe che le sue auto a combustione interna fossero considerate… veicoli a zero emissioni.

Toyota vorrebbe che le sue auto a combustione interna fossero considerate… veicoli a zero emissioni.

Mentre l’Unione europea negozia il futuro dell’automobile dopo il 2035, Toyota presenta le proprie proposte. Il costruttore giapponese chiede maggiore flessibilità negli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 e desidera che alcune auto a combustione interna possano essere considerate veicoli a zero emissioni. Una posizione che riaccende il dibattito sul ruolo dei carburanti rinnovabili.

Il futuro del motore termico continua a dividere i costruttori automobilistici. Mentre Francia e Germania hanno appena trovato un terreno d’intesa sull’evoluzione delle regole europee, Toyota entra nel dibattito. Il gigante giapponese sostiene un approccio meno incentrato sull’auto elettrica, senza però mettere in discussione gli obiettivi climatici stabiliti da Bruxelles.

Motori termici considerati a zero emissioni?

Infatti, Toyota desidera che i veicoli che funzionano esclusivamente con determinati combustibili rinnovabili possano godere dello status di auto a zero emissioni. In altre parole, un’automobile dotata di motore a combustione potrebbe essere inserita nella stessa categoria regolamentare di un modello elettrico a batteria…

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Tuttavia, oggi sappiamo che anche se alimentato da un carburante rinnovabile, un motore termico continua a emettere CO2 attraverso gli scarichi. L’impatto climatico dipende in particolare dalla produzione del carburante, dalla sua origine e da tutto il suo ciclo di vita. Pertanto, zero emissioni dagli scarichi e neutralità carbonica non sono sinonimi.

Toyota vuole anche allentare gli obiettivi europei

Il costruttore sostiene un obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 del 90% entro il 2035, accompagnato da meccanismi di flessibilità. Per il 2030 chiede un periodo di adeguamento più lungo, dal 2028 al 2032. Toyota ritiene che la crescita delle vendite di veicoli elettrici possa essere più lenta rispetto a quella prevista dalla normativa.

Il gruppo non abbandona comunque l’automobile elettrica, come dimostra lo sviluppo della sua gamma intorno ai Toyota bZ4X e C-HR+. Tuttavia desidera mantenere diverse soluzioni tecnologiche, in particolare quelle ibride, a idrogeno e a combustibili rinnovabili, per supportare la transizione.

Un “Made in Europe” meno rigoroso…

Toyota sfrutta anche questa posizione per difendere la propria presenza industriale. Il costruttore vuole che l’Europa riconosca alcuni partner commerciali, in particolare il Giappone, la Turchia e il Regno Unito, nelle future regole di produzione locale. Propone in particolare un obiettivo del 70% di componenti europei dopo tre anni, includendo il valore creato dalla ricerca, dall’ingegneria e assemblaggio. Ad esempio, il C-HR viene assemblato in Turchia.

Allora, fino a che punto l’Europa può allentare le proprie regole senza rallentare lo sviluppo dell’auto elettrica? Dietro la difesa della neutralità tecnologica si gioca infatti anche la distribuzione degli investimenti industriali dei prossimi anni.