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Sunwoda presenta una batteria solida in grado di resistere a temperature fino a 200 gradi e promette un’autonomia di 1.000 km.

Sunwoda presenta una batteria solida in grado di resistere a temperature fino a 200 gradi e promette un’autonomia di 1.000 km.

La corsa verso le batterie solide non riguarda soltanto l’aumento dell’autonomia. È necessario anche garantire che durino a lungo, resistano a condizioni estreme e possano essere prodotte in quantità sufficienti. Sunwoda sta lavorando a una soluzione che cerca di unire queste caratteristiche: una batteria con un elettrolita composto da polimeri chiamata Xin Bixiao.

Secondo i risultati comunicati dal produttore cinese, la sua cella da 20 Ah ha superato un test termico a 200 °C senza prendere fuoco. Si tratta di uno dei dati più significativi di questo progetto, presentato inizialmente nel 2025 e tornato d’attualità grazie ai progressi nel suo processo di valutazione. Tuttavia, superare questo test non significa che la batteria sia progettata per funzionare regolarmente a tale temperatura.

Una batteria solida con 400 Wh/kg e più di 1.200 cicli

Sunwoda presenta una batteria solida che resiste a 200 gradi e punta a 1.000 km di autonomia

La tecnologia di Sunwoda combina un elettrolita composto da polimeri con un anodo di silicio nanostrutturato. Il suo obiettivo è immagazzinare più energia con un peso ridotto, senza compromettere la durata. L’azienda stima che la densità energetica di questa soluzione sia di circa 400 Wh/kg, valore relativo alla cella stessa e non all’intero sistema che verrebbe installato sotto il pavimento di un’auto.

La differenza è significativa. Anche una batteria completa richiede un guscio, connessioni, sistemi di raffreddamento e altri componenti che aumentano il peso. Pertanto, quei 400 Wh/kg non possono essere trasferiti direttamente all’intero sistema, anche se aprono la possibilità di aumentare la capacità disponibile o di ridurre i kilogrammi necessari per ottenere una certa autonomia.

Per dare un’idea più chiara, se prendiamo come riferimento una cella da 250 Wh/kg, passare a 400 Wh/kg significa un aumento del 60% nell’energia immagazzinata per ogni chilogrammo di cellule. Si tratta di un confronto teorico che aiuta a comprendere il potenziale di questa tecnologia, ma non implica che ogni auto ottenga automaticamente un aumento dell’60% nell’autonomia.

Un altro aspetto importante è la resistenza all’uso. Sunwoda dichiara più di 1.200 cicli con una conservazione della capacità superiore all’80%, operando a una pressione esterna inferiore a 1 MPa. Questa pressione aiuta a mantenere il contatto tra i materiali interni ed è uno degli aspetti da risolvere quando si integrano le cellule in una batteria per veicoli a motore.

L’azienda collega questi risultati a una durata utile superiore a dieci anni per un utilizzo di circa 20.000 chilometri all’anno. Tuttavia, il numero di cicli da solo non permette di calcolare quanto durerà una batteria: influiscono anche il passare del tempo, le temperature e le condizioni di carica. Per il momento, si tratta di risultati di prova, non di una garanzia commerciale.

I 1.000 km di autonomia rimangono un obiettivo

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Sunwoda afferma che questa tecnologia potrebbe consentire l’uso di auto elettriche con un’autonomia superiore ai 1.000 km. Questa cifra indica il potenziale perseguito dal produttore, ma non corrisponde ancora a un test di un modello di produzione dotato di queste batterie. Per raggiungere tale obiettivo sarà necessario conoscere la capacità finale della batteria e il consumo dell’auto.

Lo stesso vale per la sicurezza: il test termico fornisce informazioni sul comportamento di una cella sottoposta a condizioni estreme, mentre una batteria completa deve dimostrare come reagisce l’intero sistema. I risultati pubblicati non provengono da una batteria integrata in un’auto, e la valutazione continua.

Nel settore industriale, il programma prevede una linea pilota con una capacità di 0,2 GWh all’anno. Per comprendere le sue dimensioni, tale capacità equivalgerebbe teoricamente a circa 2.667 batterie da 75 kWh all’anno, qualora tutta la produzione fosse destinata a questo formato senza perdite. Si tratta di una scala utile per sviluppare processi e preparare le prime applicazioni, ma troppo piccola per fornire energia a un produttore automobilistico su larga scala.

L’azienda sta inoltre lavorando ad altre soluzioni chimiche, tra cui una seconda generazione basata su solfuri, nonché a celle destinate all’aviazione con un obiettivo di almeno 450 Wh/kg. Si tratta di linee di sviluppo distinte, pertanto le loro prestazioni e i loro tempi di realizzazione non devono essere confusi con quelli di questa batteria a polimeri.

Per ora manca una data precisa per trovare questa soluzione su un’auto che possiamo acquistare. I dati di Sunwoda risultano promettenti, soprattutto per la combinazione di densità energetica, durata e resistenza termica. Il passo successivo sarà verificare quanto di quel potenziale arrivi all’auto e a quale prezzo.