Perché l’esercito americano vieta le auto del produttore cinese BYD in una base militare


Le auto cinesi suscitano sempre maggiore diffidenza nei circoli militari. L’esercito americano ha appena vietato l’accesso a una base aerea in Giappone ai veicoli BYD. Una decisione presa pochi giorni dopo un’altra scoperta preoccupante in Norvegia, dove delle auto cinesi hanno registrato informazioni sensibili durante un esercitazione militare.
Le auto moderne sono diventate veri e propri computer su ruote. Camere, GPS, connessione permanente a Internet… Tanti dispositivi che semplificano la guida, ma che possono anche rappresentare rischi per la privacy dei dati. E a quanto pare i militari stanno iniziando a prendere molto sul serio questo problema.
Le auto BYD vietate in una base americana
A partire dal 26 ottobre 2026, i veicoli BYD non possono più accedere alla base aerea americana di Kadena, situata sull’isola di Okinawa, in Giappone. Questa struttura occupa una posizione strategica per gli Stati Uniti nella regione indo-pacifica.
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Il divieto riguarda sia le auto personali dei militari che taxi, veicoli di consegna e quelli forniti da terzi. Secondo Reuters, l’esercito statunitense considera la loro presenza «un rischio inaccettabile per la sicurezza del personale e delle operazioni». Il paese non ha specificato i motivi esatti che hanno portato a questa decisione. Questa misura arriva in un contesto di tensioni tra Washington e Pechino. A giugno, il Pentagono aveva inserito BYD in una lista di aziende sospettate di sostenere l’esercito cinese. Il produttore aveva contestato tale designazione.
Problemi in Norvegia
Pochi giorni prima, un caso simile aveva suscitato scalpore in Norvegia. Durante un esercizio militare organizzato a settembre vicino all’aeroporto di Oslo, dei soldati hanno scoperto che diversi veicoli cinesi avevano registrato immagini sensibili. Le video mostravano i spostamenti dei militari, le rotte percorse e persino i codici inseriti per accedere ad alcune strutture. Almeno due dei veicoli coinvolti erano modelli Deepal, un marchio appartenente al gruppo cinese Changan.
Bisogna fare attenzione a non trarre conclusioni affrettate. Non c’è alcuna prova che queste informazioni siano state trasmesse alle autorità cinesi. Le registrazioni sono state trovate nei sistemi dei veicoli, ma la loro eventuale trasmissione non è stata dimostrata.
Un problema che va oltre i veicoli cinesi
Questo caso solleva una questione più generale: che fine fanno le informazioni raccolte dalle nostre auto? Anche i modelli europei, americani o coreani sono dotati di telecamere, microfoni e sistemi di geolocalizzazione. La Norvegia ha infatti scelto di non vietare sistematicamente le auto cinesi. Le autorità militari preferiscono restrizioni adatte alla sensibilità delle installazioni, eventualmente applicabili a tutti i veicoli dotati di sensori.
Nel Regno Unito, alcune installazioni militari rifiutano anch’esse i veicoli cinesi, mentre il Ministero della Difesa continua a utilizzarli per spostamenti ordinari. Il tema va quindi ben oltre BYD. Con la crescente diffusione delle auto connesse, la protezione dei dati diventa una questione di sicurezza nazionale.