Gli economisti avvertono contro una protezione eccessiva per l’industria automobilistica europea


Foto: Audi (immagine simbolica)
Gli economisti del think tank di Bruxelles Bruegel avvertono in un’analisi dei rischi legati a misure protettive più rigorose per l’industria automobilistica europea. Dazi, regole di origine e requisiti per i componenti prodotti in Europa potrebbero aumentare il costo delle auto elettriche e rallentare lo sviluppo della mobilità elettrica. Anche un allentamento dei limiti di CO₂ viene considerato negativo dagli autori, secondo quanto riportato dal Spiegel.
Gli autori dello studio chiedono che i costi per consumatori e contribuenti siano in un rapporto adeguato con la salvaguardia delle fabbriche automobilistiche e dei posti di lavoro. “Ogni forma di sostegno dovrebbe essere temporanea”, scrivono, collegando gli aiuti alla richiesta di diventare più competitivi nella produzione di auto elettriche accessibili. L’obiettivo non dovrebbe essere quello di impedire la concorrenza con la Cina, bensì di dare ai produttori europei tempo per recuperare.
Gli esperti criticano inoltre i piani volti a ritardare la transizione verso l’e-mobilità. Una allentamento dei limiti di CO₂ potrebbe ridurre i costi a breve termine, ma allo stesso tempo frenare lo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica e annullare i vantaggi legati alle dimensioni nella produzione delle batterie. Le vendite mondiali di veicoli elettrici stanno attualmente crescendo a ritmi vertiginosi.
Anche le norme che prevedono una percentuale minima di componenti specifici negli automobili sostenuti dallo Stato da produrre in Europa vengono considerate negative dagli economisti. Tali regole “Made in Europe” potrebbero rallentare lo sviluppo dell’eletromobilità e causare un aumento dei costi per veicolo, che colpirebbe in modo particolare le auto economiche e i consumatori più poveri. Una batteria tipica prodotta nell’UE aumenterebbe quindi il costo di un’auto elettrica di circa 2100 euro.
Secondo gli economisti, quanto più l’UE protegge il settore dalla concorrenza e allenta i limiti sul CO₂, tanto minore diventa la pressione sui produttori per accelerare l’elettrificazione, investire in software per la guida autonoma e colmare il divario di costi rispetto ai concorrenti cinesi. Gli analisti ritengono importante un accesso equo per i produttori europei al mercato mondiale e accordi di libero scambio con paesi in cui la concorrenza cinese è forte. Come alternativa a ulteriori misure di protezione, propongono quote di esportazione temporanee in un accordo con Pechino. Tasse aggiuntive sui veicoli ibridi le raccomandano soltanto nel caso in cui i negoziati con la Cina falliscano.
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Sull’autore
Thomas Langenbucher è un esperto di mobilità elettrica con esperienze professionali nell’industria automobilistica e nel settore finanziario. Dal 2011 scrive su ecomento.de di auto elettriche, tecnologie sostenibili e soluzioni per la mobilità. Scopri di più.
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