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Nucleare sì nucleare no? La versione di Prandi

Nucleare sì nucleare no? La versione di Prandi

Nucleare sì nucleare no? Vaielettrico ha assunto una posizione di netta contrarietà. Richiamandosi alle motivazioni di studiosi eminenti come il Nobel Giorgio Parisi o Nicola Armaroli (video a fine articolo) . Ma anche al nostro interno ci sono punti di vista diversi, come spiega in questo intervento Andrea Prandi, uno dei co-fondatori.

Nucleare sì nucleare no? “Ero contrario, poi…”

Non pensavo che mi sarei mai pentito di aver votato, per ben due volte, contro il nucleare. E invece è successo. Più che pentito, mezzo pentito. Ne parlo a voi così magari mi pento di essermi pentito. E’ che il pianeta soffre e gli uomini sembrano poco disposti a qualche sacrificio. Nemmeno 12 anni da dirigente della comunicazione del gruppo EDF erano riusciti a convertirmi. Anzi. Conoscendo da vicino i conti del colosso francese dell’energia, mi ero convinto ancora di più che il nucleare fosse una scelta difficile da sostenere sul piano economico. Una centrale richiede investimenti enormi, tempi lunghi e una capacità finanziaria alla portata di pochi operatori. Anche mantenere in esercizio un grande parco nucleare costa molto. La stessa International Energy Agency indica capitale, complessità tecnica, ritardi e sovraccosti tra i principali ostacoli allo sviluppo di nuovi reattori nelle economie avanzate.

La complessità (e i costi) dell’esperienza francese

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La Francia ne è un buon esempio. Nel 2023 lo Stato è tornato a detenere il 100% di EDF, ritirando il gruppo dalla Borsa, mentre il parco esistente continua a richiedere investimenti molto consistenti. La seconda fase del programma “Grand Carénage”, dedicato al rinnovo degli impianti e al prolungamento della vita operativa, vale oltre 36 miliardi di euro tra il 2022 e il 2028. Insomma, i cittadini francesi hanno pagato meno l’energia, ma poi si sono dovuti ricomprare Edf che da sola non stava in piedi. Poi c’è Flamanville. Quasi vent’anni fa, quando lavoravo in EDF, accompagnammo insieme a Enel un gruppo di giornalisti nel nord della Francia. Il nuovo reattore EPR di Flamanville veniva allora presentato come il futuro del nucleare europeo. Il cantiere partì nel 2007 e l’entrata in funzione era prevista nel 2012. Il primo collegamento alla rete è arrivato il 21 dicembre 2024, mentre la piena potenza è stata raggiunta nel dicembre 2025. La Corte dei conti francese ha stimato il costo complessivo del progetto, compresi gli oneri finanziari, in 23,7 miliardi di euro del 2023. Tempi e costi che raccontano bene, da soli, la complessità del nuovo nucleare.

“Dobbiamo elettrificare la nostra quotidianità”

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Nel mezzo è arrivata Fukushima. Dopo l’incidente del 2011, la Francia ha introdotto ulteriori prescrizioni di sicurezza. Ma i problemi di Flamanville vengono da più lontano: errori progettuali, difficoltà industriali, difetti di fabbricazione, organizzazione del cantiere e perdita di competenze nella filiera. Diciamo che la mia esperienza con il nucleare mi ha dato parecchie ragioni per essere prudente. E allora perché ho cambiato idea? Non certo per la promessa di pagare meno l’elettricità. Il nucleare non risolverà il problema della bolletta italiana e, su quel fronte, bisogna fare altro. Bisogna accelerare le reti, sbloccare le autorizzazioni per le rinnovabili, aumentare gli accumuli ed elettrificare i consumi. La Commissione europea individua nella dipendenza italiana dal gas una delle ragioni strutturali degli elevati prezzi dell’elettricità. Mentre Terna prevede oltre 23 miliardi di euro di investimenti nella rete entro il 2034. E anche noi dobbiamo fare la nostra parte, producendo più energia possibile dove la consumiamo ed elettrificando la nostra quotidianità, dai trasporti alle abitazioni.

Nucleare sì nucleare no: “Abbiamo fretta di tagliare le emissioni e…”

Il motivo per cui ho cambiato idea è un altro. Abbiamo fretta. Dobbiamo tagliare le emissioni molto più rapidamente. Le rinnovabili devono crescere insieme alle reti e agli accumuli, ma in un sistema che deve liberarsi dalle fonti fossili anche il nucleare può avere un ruolo. È una fonte programmabile e a basse emissioni, capace di affiancare una produzione rinnovabile destinata a diventare dominante. Anche la International Energy Agency la considera una delle tecnologie utili alla costruzione di sistemi elettrici a basse emissioni. Per anni ho guardato soprattutto ai costi, ai tempi e alle difficoltà industriali del nucleare. Continuano a preoccuparmi, ma oggi pesa di più un’altra cosa: il tempo che abbiamo a disposizione per uscire dai combustibili fossili. Per questo penso che il nucleare debba tornare nella discussione sul futuro energetico italiano. E per questo, sì, mi sono pentito di quei due no. Andrea Prandi

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