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Mondial de l’Auto: gli SUV cinesi colpiti da una strana sindrome

Mondial de l’Auto: gli SUV cinesi colpiti da una strana sindrome
AITO 9

Alla Fiera Mondiale dell’Automobile, i produttori cinesi hanno dato prova di grande maestria e di un’eccessiva tendenza al lusso, esponendo in ogni stand enormi SUV dotati di equipaggiamenti ultratecnologici, che probabilmente avranno difficoltà a trovare un pubblico europeo. Un errore di scelta o una vera strategia?

La Fiera Mondiale dell’Automobile di Parigi si è chiusa due giorni fa, e l’aumento del numero di visitatori rispetto all’edizione precedente del 2024 dimostra che i francesi amano ancora le automobili, anche se siamo lontani dal record del 2004 con oltre 1,5 milioni di visitatori.

Percorrendo i padiglioni della Porte de Versailles, soprattutto lunedì, giorno riservato ai media che permette di disporre di più tempo e di meno gente presso gli stand, sono rimasto colpito da due fenomeni tanto contrastanti quanto rivelatori del divario che separa l’Europa dalla Cina nel settore automobilistico: mentre i francesi, guidati da Stellantis, non presentavano alcuna vera novità, sembrando aver concordato di animare il festival delle concept car che non vedranno mai la produzione in serie (lasciando però intendere il contrario), ogni costruttore cinese presente, più di 20 marchi in totale, esibiva la propria gamma completa con almeno una o due vere novità per ogni stand. Novità che nella maggior parte dei casi erano già disponibili immediatamente nelle concessionarie. E nessuna show car…

Auto per saloni che assomigliano a saloni

Tuttavia un altro fenomeno, più discreto, ha attirato la mia attenzione: su praticamente ogni stand dei costruttori cinesi troneggiava un modello piuttosto particolare che fungeva da nave ammiraglia. Una profusione di SUV di lusso dalle dimensioni fuori norma e dotati di equipaggiamenti abbondanti, accanto ai quali anche il più lussuoso dei Range Rover sembrerebbe quasi una Dacia Duster. Quando dico “discreto” intendo dire che si tratta piuttosto di uno spettacolo volto a dimostrare potenza che di una presentazione timida del nuovo modello. Si tratta di veicoli caratterizzati da un eccesso di lusso, potenza… e peso, poiché spesso superano con facilità le 2,5 tonnellate. Per muoverli serve un motore potentissimo che farebbe sembrare una vettura sportiva un’auto senza patente fino a poco tempo fa. La formula è disponibile in versione elettrica, ma anche ibrida ricaricabile. Ad esempio il Zeekr 9X appartiene a questa categoria.

Appartiene a questa seconda categoria. Il punto in comune rimane questa volontà evidente di dimostrare che si sa creare veicoli grandi, potenti, confortevoli e molto ben attrezzati.

Abbiamo così potuto scoprire e visitare, come si visita una casa, l’AITO 9, sicuramente uno dei modelli più imponenti con i suoi 5,29 m e 2,56 tonnellate a vuoto, insieme ai suoi fratelli minori AITO 8 e 7, il Xpeng G9L, prodotto in Europa per l’Europa, il Li Auto Li 8 e persino il nuovo BYD Atto 8.

Erano esposti anche tre mastodonti ancora più imponenti per dimensioni, ma non si tratta di SUV 100% elettrici: l’Avatr Concept T09 (5,29 m, ibrido ricaricabile con oltre 1.000 cavalli di potenza, in anteprima mondiale), il Leapmotor D19 (5,25 m, EREV con batteria da 80,3 kWh) e il Zeekr 9X (5,24 m, ibrido ricaricabile “Super Hybrid” da 897 cavalli di potenza), oltre al GAC GS7.

Zeekr 9x

Inoltre, questi veicoli venivano spesso esposti in un’area chiusa separata dal padiglione per sottolinearne l’aspetto esclusivo e di alta gamma.

Certo, ci troviamo in un salone, uno dei più importanti — o forse il più importante — d’Europa, e se già si decide di affittare un padiglione costoso, tanto vale esporvi tutta la flotta per dimostrare ai locali chi è il più forte. Tuttavia, trattandosi di potenziali clienti europei (e non di Dubai o degli Stati Uniti), questo approccio può destare perplessità, soprattutto considerando che allo stesso tempo osserviamo come i SUV non siano più gli oggetti principali dell’interesse al salone.

Il sindrome Rolls-Royce

Questo è ciò che definirei volentieri il “sindrome Rolls-Royce”: come se ogni marchio dovesse ormai presentare la propria interpretazione del lusso automobilistico per ottenere il diritto di essere preso sul serio. Come se i costruttori cinesi volessero assolutamente dimostrare di poter toccare la corda sensibile degli europei con prodotti ultralussuosi. O meglio, ciò che loro immaginano essere la corda sensibile europea, poiché da molto tempo il nostro povero vecchio continente non è più davvero la culla del lusso, e i suoi cittadini si impoveriscono a causa di un declino spettacolare che dura da ormai una decina d’anni. Dal punto di vista strategico, non bisogna inoltre trascurare il fatto che queste auto rispondano innanzitutto a una competizione tra marchi cinesi, ognuno dei quali vuole offrire almeno tanto quanto il concorrente.

Forse si tratta di un errore strategico da parte dei cinesi, che producono alcuni modelli basandosi sull’idea di un’Europa immaginaria, ormai quasi inesistente. E poiché non possono vendere negli Stati Uniti, ci si chiede davvero a chi potranno rivendere questi SUV che non entrano nemmeno nelle nostre strade o nei nostri parcheggi…

Quindi non sono affatto stupidi, e immagino che facciano anche analisi di mercato. Ma non ne sono del tutto sicuro. Si è spesso detto che la Cina sia il laboratorio del mondo, e in effetti forse non possiede ancora quella cultura del marketing – letteralmente: la commercializzazione – che europei e americani sembrano padroneggiare un po’ meglio. Da qui questi veicoli assurdi che sicuramente non troveranno molti clienti.

Tuttavia, sarebbe un po’ troppo semplice concludere che questi costruttori non conoscano nulla del nostro mercato. Un modello di punta può avere una funzione diversa da quella di riempire gli ordini: si tratta piuttosto di attirare l’attenzione, dimostrare competenze tecniche e suscitare il desiderio di scoprire il resto della gamma, anche se alla fine si acquista un’auto due volte meno costosa. Non mentiamoci: conosciamo bene questa strategia in Europa, dove i costruttori non hanno aspettato i concorrenti cinesi per posizionare un modello di lusso in cima al loro catalogo. In realtà, tornando al festival dei show-car di Stellantis e Renault/Alpine, si tratta un po’ dell’interpretazione alla cinese dei concept car presentati alle fiere: mostrare le proprie capacità tecniche. L’unica differenza, e di notevole entità, è che i “show-car” cinesi esistono nella vita reale ed sono già in produzione.

Ora potete effettuare l’ordine.

In sostanza, questa strategia dimostra una cosa: il divario tra Europa e Cina non è solo industriale, ma anche culturale, con un approccio cinese al lusso incentrato sulla tecnologia, di fronte a marchi europei il cui passato e patrimonio continuano ad influenzare la decisione d’acquisto. I cinesi hanno la tecnologia e puntano al lusso, gli europei padroneggiano il lusso e vi aggiungono – più o meno – un pizzico di tecnologia.

Ognuno con i propri successi… e le proprie imperfezioni.