Merz chiede che la Germania riprenda a guidare l’industria automobilistica di fronte all’avanzata della Cina: “Non vogliamo rimanere indietro nella trasformazione”.

25/09/2026 12:30
Aggiornato a
25/09/2026 12:30
La Germania non intende limitarsi a osservare mentre Cina e altri paesi asiatici prendono il sopravvento nella trasformazione dell’automobile. Il cancelliere Friedrich Merz ha chiarito che l’obiettivo del principale settore industriale del paese deve essere quello di riconquistare una posizione di leadership mondiale in un contesto caratterizzato dalle auto elettriche, dal software e da una concorrenza internazionale sempre più intensa.
Merz ha sostenuto che la Germania debba continuare a essere tra i principali centri mondiali per lo sviluppo e la produzione di automobili. Il messaggio è arrivato in un momento particolarmente complesso per Volkswagen, BMW e Mercedes-Benz, sotto pressione a causa dell’espansione rapida dei produttori cinesi, di una guerra dei prezzi particolarmente aspra in Cina e degli elevati costi legati alla transizione verso i veicoli elettrici.

La Germania non vuole limitarsi a seguire la trasformazione
Il cancelliere ha aggiunto che la Germania intende sfruttare le opportunità offerte da questa trasformazione sia per il proprio settore automobilistico che per l’intera economia del paese. La trascrizione ufficiale del governo tedesco precisa inoltre che il suo obiettivo è mantenere la Germania tra i principali centri automobilistici e produttivi del mondo.
Merz ha definito anche l’automobile come un’“industria chiave” per la Germania. Non si tratta di una considerazione secondaria: il settore rimane uno dei principali motori industriali del paese, concentra centinaia di migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti e costituisce uno dei suoi maggiori settori esportatori. Per questo motivo il cancelliere ha sostenuto condizioni migliori affinché produttori e fornitori possano investire, sviluppare nuove tecnologie e mantenere la produzione in Germania.
Inoltre, il governo tedesco ha promesso di lavorare insieme a produttori, fornitori, stati federali e sindacati in un dialogo specifico sul futuro dell’automobile. Merz ha assicurato che l’esecutivo si schiererà al fianco dell’industria per migliorarne la competitività e favorire nuovi investimenti.

La Cina ha cambiato le regole per i produttori tedeschi
La necessità di riconquistare la leadership è strettamente legata alla trasformazione che ha subito il mercato mondiale. Per decenni, i produttori tedeschi sono stati tra i principali beneficiari della crescita del mercato cinese. Ora, tuttavia, sono marchi locali come BYD, Geely o diversi produttori specializzati in veicoli elettrici ad aver aumentato notevolmente la pressione competitiva.
Secondo Reuters durante quella IAA, le aziende europee affrontavano contemporaneamente una guerra dei prezzi in Cina, una domanda europea più debole e nuove barriere commerciali negli Stati Uniti. I produttori cinesi, d’altra parte, erano riusciti a fare rapidi progressi in settori come le batterie, il software e le auto elettriche accessibili.
Merz non ha presentato il suo discorso come una richiesta di chiudere il mercato tedesco ai concorrenti stranieri. Il suo messaggio si è concentrato sulla necessità che l’industria del paese torni a essere in grado di competere tecnologicamente e di sviluppare da sola i prodotti che determineranno il futuro dell’automobile.

“L’industria automobilistica è e rimarrà un settore chiave”, ha affermato il cancelliere. Il suo obiettivo, ha spiegato, è quello di creare un’industria moderna e sempre più rispettosa dell’ambiente, senza rinunciare alla produzione, all’occupazione e al valore aggiunto che genera in Germania.
Questo avvertimento mantiene una rilevanza particolare in un momento in cui i produttori tedeschi stanno attuando importanti programmi di riduzione dei costi e di ristrutturazione. Volkswagen, ad esempio, continua a cercare soluzioni per migliorare la competitività delle sue fabbriche in Germania, mentre i sindacati chiedono investimenti e protezione contro quella che considerano concorrenza sleale proveniente dalla Cina.