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I conducenti spagnoli pongono un limite ai veicoli elettrici: la velocità di ricarica sta diventando altrettanto importante dell’autonomia.

I conducenti spagnoli pongono un limite ai veicoli elettrici: la velocità di ricarica sta diventando altrettanto importante dell’autonomia.

10/09/2026 12:30

Aggiornato a

10/09/2026 12:30

La ricarica pubblica continua a rappresentare una differenza significativa tra l’uso di un’auto elettrica nella vita quotidiana e il suo utilizzo per viaggi lunghi. Mentre a casa l’auto può rimanere collegata per ore senza influenzare la routine quotidiana, su strada il tempo inizia a diventare un fattore decisivo per molti guidatori.

L’Arval Mobility Observatory 2026 riflette proprio questo cambiamento nelle esigenze. Tra i guidatori aziendali spagnoli, il 38% ritiene che dover attendere più di 24 minuti durante una ricarica renda più difficile integrare l’auto elettrica nei propri spostamenti abituali, mentre il limite massimo medio di pazienza è di 38 minuti.

punto di ricarica per auto elettriche

La ricarica rapida diventa un elemento fondamentale per i viaggi

Ridurre questi tempi di attesa dipende in gran parte dalla potenza disponibile. I caricabatterie ad alta potenza permettono di recuperare una quantità considerevole di energia durante una sosta relativamente breve, purché il veicolo stesso supporti tali velocità di ricarica. Per questo motivo, l’espansione delle stazioni da 150 kW o superiori sta diventando particolarmente importante nei corridoi interurbani.

Il problema è che una buona parte dell’infrastruttura spagnola continua a concentrarsi su potenze inferiori. Secondo ANFAC, la Spagna ha chiuso il secondo trimestre del 2026 con 56.682 punti di ricarica pubblici operativi, ma quasi il 70% era ancora costituito da impianti fino a 22 kW. I caricabatterie di almeno 250 kW raggiungevano invece i 2.806 punti, dopo l’aggiunta di 337 nuove installazioni durante il trimestre.

Anche la disponibilità continua a rappresentare un ostacolo per le aziende. Lo stesso osservatorio di Arval sottolinea che il 30% ritiene insufficiente la rete pubblica di ricarica, mentre un altro 23% evidenzia problemi legati alla mancanza di caricabatterie negli uffici o nelle abitazioni dei dipendenti.

A casa, il tempo smette di essere il principale problema

La situazione è diversa quando la ricarica avviene durante diverse ore di sosta. Quasi la metà dei conducenti analizzati, il 49%, preferisce ricaricare di notte a casa, rispetto al 28% che ricorre abitualmente alle stazioni di ricarica rapide durante i propri spostamenti.

Ricarica domestica

La differenza si nota anche nei costi. Una ricarica domestica negli orari più economici permette di percorrere 100 chilometri per circa 1,44–2,15 euro, mentre farlo negli orari più costosi può portare questa cifra fino a 5,03 euro. L’uso di infrastrutture pubbliche aumenta ulteriormente la spesa, soprattutto quando si ricorrono a caricabatterie ultrarapide.

Questa combinazione di prezzo, potenza e tempo spiega perché l’infrastruttura inizia a diventare tanto importante quanto l’autonomia stessa dell’auto. Infatti, alla fine di giugno ANFAC registrava inoltre 17.821 punti installati ma ancora fuori servizio, cosicché quasi un quarto di tutta la rete messa in funzione non era ancora disponibile per i conducenti.