Il limite non fermerà l’offensiva cinese. L’UE riduce le importazioni di prodotti ibridi, ma i produttori cinesi stanno già cambiando strategia

L’Unione Europea e la Cina hanno raggiunto un accordo che mira a limitare l’importazione di veicoli ibridi e ibridi plug-in provenienti dalla Cina a 350.000 unità all’anno. Per Bruxelles si tratta di un tentativo di proteggere l’industria automobilistica europea dalla crescente pressione competitiva. Il problema è che i produttori cinesi sembrano essere già un passo avanti. L’aumento delle esportazioni, una produzione record di auto elettriche e la costruzione di fabbriche in Europa dimostrano che gli accordi commerciali possono soltanto rallentare, ma non fermare, la loro espansione.
Nell’articolo:
Perché il limite sull’importazione di veicoli ibridi cinesi potrebbe rivelarsi insufficiente per proteggere i produttori europei?
Quanto velocemente crescono le esportazioni di automobili dalla Cina in Europa e quali marchi rappresentano oggi la maggiore minaccia per le aziende locali?
In gioco nella disputa tra UE e Cina non ci sono solo le automobili, ma anche l’accesso a materie prime critiche, tra cui i metalli rari.
L’UE pone un ostacolo, ma non chiude il mercato
Dopo mesi di tensioni commerciali, Bruxelles e Pechino hanno raggiunto un accordo che limita l’esportazione di veicoli ibridi cinesi e ibridi plug-in nell’Unione Europea a 350 mila unità all’anno. Secondo le informazioni pubblicate dal South China Morning Post, questo limite è più che dimezzato rispetto alle forniture previste per quest’anno, che avrebbero dovuto raggiungere circa 800 mila automobili.
Come sottolinea il giornale, l’accordo potrebbe portare a un cambiamento nella strategia dei produttori cinesi. Con un volume di esportazione limitato, essi si concentreranno su modelli più costosi e più redditizi. “L’Europa deve prepararsi all’arrivo di automobili elettriche di alta gamma provenienti dalla Cina, offerte a un prezzo inferiore a quello delle controparti europee, ma che spesso dispongono di dotazioni e prestazioni migliori”, si legge nell’analisi del South China Morning Post.
La produzione di VEICOLI ELETTRICI in Cina nel corso degli anni:
Si tratta di un cambiamento importante. Ancora una decina di anni fa i produttori europei competevano principalmente con marchi giapponesi e coreani, che avevano costruito gradualmente la propria posizione nel corso degli anni. Le aziende cinesi si sviluppano molto più velocemente, sfruttando l’esperienza acquisita nel più grande mercato di veicoli elettrici al mondo.
Producono su una scala senza precedenti
La scala del settore cinese dei NEV (New Energy Vehicles, ovvero veicoli elettrici e ibridi plug-in) è attualmente difficile da confrontare con qualsiasi altro mercato. Secondo i dati dell’China Association of Automobile Manufacturers (CAAM), citati dal China Data Portal, ad agosto 2026 la produzione di NEV in Cina ha raggiunto i 1,653 milioni di unità. Nei primi tre trimestri dell’anno la produzione cumulata era già arrivata a 12,48 milioni di veicoli.

Secondo i dati pubblicati da Phate Zhang su CnEVPost, le vendite di VEI ad agosto 2026 sono aumentate del 17,8% su base annua, raggiungendo 1,643 milioni di veicoli, mentre la loro quota di mercato nei nuovi automobilistici ha toccato il record del 60,6% di tutte le immatricolazioni. Ciò significa che già più di sei veicoli su dieci venduti in Cina sono veicoli elettrici o ibridi. Ancora più significativo è l’aspetto dell’esportazione: secondo CnEVPost, le esportazioni cinesi di VEI nel 2026 sono aumentate di circa il 130% su base annua, compensando una domanda interna più debole.
L’Europa, una destinazione di esportazione sempre più importante
I dati dell’Associazione Europea dei Produttori di Automobili (ACEA) mostrano quanto siano cambiate le relazioni commerciali tra Europa e Cina.
Commercio automobilistico UE-Cina:
Anno
Import di automobili dalla Cina nell’UE
Esportazione di automobili dall’UE in Cina
2023
438.034 auto elettrici BEV
11.499 auto elettrici BEV
2025
1.105.806 veicoli nuovi
161.514 veicoli nuovi
Secondo l’ACEA, nel 2025 nell’Unione Europea sono arrivati oltre 1,1 milioni di veicoli nuovi prodotti in Cina, per un valore di 15,1 miliardi di euro. Nello stesso periodo l’UE ha esportato in Cina soltanto 161.500 veicoli, per un valore di 8,5 miliardi di euro. Il bilancio commerciale si è spostato per la prima volta a favore della Cina, con un deficit di 6,6 miliardi di euro.
Già nel 2023 nell’UE sono stati importati dalla Cina 438.000 auto elettriche, per un valore di 9,7 miliardi di euro, mentre le esportazioni di auto elettriche europee in Cina sono state di poco meno di 11.500 unità.
Allo stesso tempo, la quota di auto prodotte in Cina nella vendita europea di auto elettriche è aumentata fino a circa il 20% del mercato.
Chi produce in Cina per le esigenze dell’Europa?
I principali esportatori di automobili dalla Cina sono:
Produttore
Esportazioni I-IX 2024
Chery
829 mila.
SAIC
664 mila.
Changan
145 mila.
Geely
111 mila.
BYD
99 mila.
Tesla (Shanghai)
88 mila.
Fonte: CAAM/ECG.
Tra i principali esportatori figurano sia gruppi cinesi che Tesla, che produce automobili a Shanghai per i mercati esteri. In Europa arrivano anche modelli di marchi come Volvo, Smart o Polestar prodotti nelle fabbriche cinesi – riporta Chinadata.live.

Le tariffe non hanno funzionato come previsto da Bruxelles
Ricordiamo che nel 2024 l’UE ha introdotto dazi aggiuntivi sulle auto elettriche prodotte in Cina. Tuttavia l’effetto è risultato limitato. Secondo un’analisi di Transport&Environment, la quota di auto prodotte in Cina nelle vendite di veicoli elettrici nell’UE è scesa da un record del 22 percento a circa il 17 percento, ma il volume delle importazioni si è stabilizzato intorno a 350 mila auto all’anno. Allo stesso tempo, le vendite delle marche cinesi, in particolare BYD e Geely, continuano a crescere. Non è un segreto che i produttori abbiano trovato una soluzione più semplice: spostare la produzione in Europa.
I cinesi costruiscono fabbriche in Europa
Bloomberg sottolinea che le nuove restrizioni all’importazione probabilmente accelereranno gli investimenti delle aziende cinesi nell’UE. Si tratta di una strategia che permette di aggirare le barriere commerciali e al contempo di conquistare una posizione di rilievo sul mercato.
Gli investimenti più importanti dei marchi cinesi in Europa:
Produttore
Localizzazione
BYD
Szeged, Ungheria
Chery
Barcellona, Spagna (in collaborazione con Ebro)
Leapmotor
Tychy, Polonia (in collaborazione con Stellantis)
Geely
Le fabbriche Volvo in Svezia e in Belgio
Reuters ha riportato a giugno di quest’anno che BYD inizierà la produzione di automobili nella sua fabbrica ungherese già nel quarto trimestre di quest’anno. L’azienda ammette apertamente che l’Europa è attualmente la sua principale direzione di espansione.
Non solo automobili: la battaglia riguarda anche i metalli rari
Secondo Marcin Zaborowski, citato da TVP World, potrebbe essere più importante della stessa quota di importazione la questione dell’accesso dell’Europa ai metalli rari. “Non si tratta ancora di una svolta”, ha valutato l’esperto dopo i colloqui commerciali a Pechino.
A suo avviso, la dichiarazione relativa alle automobili non ha carattere vincolante, mentre potrebbero rivelarsi decisive le intese riguardanti un accesso più facilitato alle materie prime utilizzate nell’elettronica, nell’eletromobilità e nell’industria difensiva. L’Europa rimane infatti fortemente dipendente dalla Cina per la lavorazione dei metalli rari, e la creazione di fonti di approvvigionamento alternative richiede molti anni di investimenti.
Conclusioni
Innanzitutto, il limite di acquisto potrà rallentare le cose, ma non risolverà il problema, poiché un accordo che limiti l’importazione delle auto ibride cinesi porterà sicuramente un sollievo temporaneo ai produttori europei. Tuttavia, è difficile considerarlo una svolta decisiva. In secondo luogo, le aziende cinesi dispongono oggi di una capacità produttiva enorme, di un’infrastruttura batterica avanzata e di un vantaggio nei costi. Allo stesso tempo, sempre più spesso non intendono esportare automobili in Europa, ma produrle sul posto. E in terzo luogo, questo fa sì che la vera domanda non sia più se i marchi cinesi conquisteranno una posizione significativa in Europa, ma piuttosto quanto velocemente l’industria automobilistica europea sarà in grado di affrontare la sfida che ancora pochi anni fa sembrava lontana.
Oskar Włostowski