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Le balle di Urso sul perché i cinesi che non investono qui

Le balle di Urso sul perché i cinesi che non investono qui

Le balle di Urso sui cinesi che non investono per nuove fabbriche in Italia. Parlando di mancanza di stabilimenti dismessi da proporre ai produttori di Pechino. (Foto in alto: il ministro Adolfo Urso con il collega dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin)

Le balle di Urso che dice: “Non abbiamo fabbriche dismesse…”

Invece di andare dritto al punto, il costo inostenibile dell’energia, il ministro dell’Industria ha preferito dipingere un quadro rassicurante, ma ingannevole. Trovando addetti ai lavori in grado di smontare facilmente le due tesi. Tra tutti citiamo Ernesto Ciorra, ex top manager dell’Enel e ora consulente, che su LinkedIn scrive: “Adolfo Urso ha spiegato che i produttori automobilistici cinesi non aprono stabilimenti in Italia perché cercano fabbriche già esistenti, pronte all’uso, ‘chiavi in mano’. E che Stellantis non ne ha chiusa nessuna da mettere a disposizione. Ha citato esplicitamente BYD e i suoi incontri con Alfredo Altavilla. Ma i fatti industriali raccontano una realtà diversa”. E da lì Ciorra snocciola l’elenco di fabbriche completamente nuove messe in piedi dai cinesi ovunque tranne che in Italia. In Ungheria, Turchia, Spagna e Francia. Da parte di BYD, Leapmotor, Chery e Dongfeng.

Inutile girarci attorno: il costo dell’energia qui è proibitivo

La conclusione di Ciorra è questa: “ I modelli industriali sono quattro: 1. Costruire nuove fabbriche (greenfield). 2. Acquistare e riconvertire stabilimenti (brownfield). 3. Creare joint-venture con produttori locali. 4. Condividere capacità produttiva senza acquistare fabbriche. È vero che BYD oggi preferisce acquisire uno stabilimento esistente per accelerare l’espansione europea. Ma una preferenza commerciale non è un vincolo industriale universale. Perché allora spiegare l’assenza di investimenti cinesi in Italia con la mancanza di fabbriche chiuse? Il tema è la competitività del sistema Paese: energia, infrastrutture, incentivi, competenze, burocrazia, certezza delle regole, lunghezza dei processi civili e penali… Non abbiamo bisogno di fabbriche da chiudere. Abbiamo bisogno di creare le condizioni perché convenga aprirne di nuove qui da noi!!!”. Sottoscriviamo in toto. Il problema centrale è il costo dell’energia. E in 4 anni questo governo non ha fatto nulle per affrontarlo, cullandosi sul sogno del nucleare che verrà.

– Leggi anche: dobbiamo imitare la Spagna, parola del manager dei marchi cinesi

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