← Torna alle notizie
Altro

L’UE potrebbe perdere 185.000 posti di lavoro (19.000 in Spagna) se si ‘salvassero’ le auto a benzina e diesel dopo il 2035, secondo uno studio.

L’UE potrebbe perdere 185.000 posti di lavoro (19.000 in Spagna) se si ‘salvassero’ le auto a benzina e diesel dopo il 2035, secondo uno studio.

L’Unione Europea è sempre più vicina ad allentare le restrizioni che impedirebbero la vendita di auto nuove a benzina e diesel a partire dal 2035. Una decisione che numerosi produttori considerano necessaria per proteggere la propria competitività e preservare migliaia di posti di lavoro. Tuttavia, un nuovo studio è giunto a una conclusione completamente opposta: afferma infatti che ritardare la transizione verso l’auto elettrica potrebbe causare proprio la perdita degli stessi posti di lavoro che si intende salvaguardare.

L’analisi è stata realizzata dal Consiglio Internazionale per i Trasporti Puliti (ICCT), che avverte che allentare gli obiettivi europei in materia di emissioni potrebbe comportare la perdita di fino a 185.000 posti di lavoro nell’industria automobilistica comunitaria nel prossimo decennio. Anche la Spagna non ne uscirebbe indenne, poiché le stime indicano una riduzione di circa 19.000 posti di lavoro entro il 2035. Queste cifre arrivano proprio mentre il Parlamento Europeo inizia a sostenere proposte per permettere che determinati veicoli a combustione continuino ad essere commercializzati dopo tale data.

vw id tiguan

Fino a 185.000 posti di lavoro in meno per il rinvio dell’elettrificazione

L’ICCT ha analizzato tre scenari diversi per capire come evolverebbe l’occupazione in Europa entro il 2035. Il primo prevede di mantenere gli obiettivi attuali di riduzione delle emissioni, che obbligano i produttori a ridurre del 55% le emissioni medie dei loro nuovi modelli di automobili entro il 2030 e del 100% entro il 2035, facendo riferimento ai livelli del 2021.

La situazione più sfavorevole sarebbe un ritardo di 5 anni nell’attuazione degli obiettivi. In tal caso, l’occupazione potrebbe diminuire del 6%, il che equivale a circa 185.000 posti di lavoro in meno. La Germania sarebbe il paese più colpito, con quasi 77.000 posti di lavoro in meno, seguita dalla Francia con 28.000, e da Polonia e Italia, ciascuna con circa 21.000 posti in meno. Secondo le proiezioni dello studio menzionato, la Spagna perderebbe circa 19.000 posti di lavoro.

vw polo

L’Europa potrebbe creare 320.000 posti di lavoro in più investendo nelle proprie fabbriche

Il terzo scenario analizzato combina il mantenimento degli obiettivi di emissione con politiche industriali volte a rafforzare la produzione europea di veicoli elettrici e dei loro componenti. In questo caso, l’ICCT stima che l’occupazione potrebbe aumentare del 10% tra il 2025 e il 2035, il che significherebbe circa 320.000 posti di lavoro in più.

La differenza tra lo scenario più favorevole e quello meno favorevole si avvicina così a mezzo milione di posti di lavoro. Uno dei fattori chiave è il luogo in cui verranno prodotti i veicoli elettrici e le loro batterie. Lo studio riconosce che produrre un’auto elettrica richiede circa il 30% in meno di lavoratori per veicolo rispetto alla produzione di un’auto a combustione, ma ritiene che lo sviluppo di nuove attività industriali possa compensare questa differenza.

Sandra Wappelhorst, autrice principale del rapporto, mette in discussione proprio l’argomento utilizzato per giustificare la flessibilizzazione normativa. “Il indebolimento degli obiettivi sul CO2 viene presentato come un modo per proteggere l’occupazione, ma la nostra analisi dimostra il contrario”, afferma. Secondo lei, l’Europa dovrebbe rafforzare le proprie catene di approvvigionamento per veicoli elettrici invece di prolungare la propria dipendenza dai motori tradizionali.

mini

La decisione per il 2035 non è ancora stata presa

Le conclusioni sono state raggiunte dopo che diverse commissioni del Parlamento europeo hanno sostenuto una proposta per ridurre le emissioni del 95% entro il 2035, invece del 100% attualmente stabilito. La proposta prevede inoltre meccanismi aggiuntivi di flessibilità legati all’uso di acciaio europeo a basse emissioni. Tuttavia, queste modifiche devono ancora superare nuove procedure legislative prima di diventare definitive.

Anche l’ICCT riconosce limitazioni nelle proprie stime. Il suo scenario di ritardo di 5 anni è un’ipotesi utilizzata per confrontare i risultati, non una rappresentazione esatta delle proposte che viene negoziata a Bruxelles. Inoltre, il modello non tiene conto di altri fattori che potrebbero influenzare l’occupazione, come l’automatizzazione, la digitalizzazione o i cambiamenti economici internazionali.

Pertanto, i 185.000 posti di lavoro non rappresentano licenziamenti confermati, bensì una proiezione condizionata a determinate decisioni politiche ed economiche. Ciononostante, lo studio introduce un argomento rilevante nel dibattito europeo: mantenere per più tempo i motori a combustione potrebbe preservare temporaneamente alcuni posti di lavoro tradizionali, ma anche ritardare la creazione di altri legati alle nuove tecnologie.