La Luna rientra nella corsa all’energia: un’azienda sta già sperimentando come estrarre una delle sue risorse più promettenti

05/09/2026 10:30
Aggiornato a
05/09/2026 10:30
Ri创造 sulla Terra le condizioni che una squadra troverà sulla superficie della Luna è uno degli ostacoli principali per lo sviluppo di tecnologie di estrazione spaziale. I simulatori di regolito permettono di riprodurre la loro composizione o le dimensioni delle loro particelle, ma finora mancava un ingrediente fondamentale: i gas che il vento solare ha portato a insediarsi nel suolo lunare per migliaia di anni.
L’azienda Interlune afferma di aver risolto in parte quel problema grazie a un nuovo processo in grado di introdurre elio artificialmente in un materiale equivalente al suolo lunare. Questa tecnica permetterà di sottoporre a test molto più rappresentativi il sistema di estrazione che l’azienda sta sviluppando per recuperare risorse direttamente sulla superficie della Luna, con l’obiettivo di utilizzarle come combustibile per produrre energia con meno residui radioattivi rispetto ad altre reazioni di fusione.

Quattro ore per riprodurre ciò che accade sulla Luna in 15.000 anni
L’esperimento è stato condotto utilizzando l’ilmenite, un minerale presente nel regolito lunare e particolarmente importante poiché può trattenere gas provenienti dal vento solare. Interlune ha introdotto il materiale in una camera a vuoto, ha generato plasma a partire dall’elio e successivamente ha accelerato i suoi ioni contro le particelle per modificare la loro struttura in modo simile a quanto avviene naturalmente sulla Luna.
La principale differenza risiede nella velocità. Secondo i dati pubblicati dall’azienda, il laboratorio è riuscito a applicare una dose di ioni equivalente a circa 15.000 anni di esposizione lunare in approssimativamente quattro ore. In termini di flusso di particelle, il processo è stato circa 32 milioni di volte più veloce del fenomeno causato dal vento solare.
Dopo aver introdotto l’elio, i ricercatori hanno riscaldato progressivamente i campioni e analizzato i gas rilasciati mediante spettrometria di massa. L’elio ha iniziato a lasciare l’ilmenite intorno ai 300 e agli 800 °C, un intervallo compatibile con i risultati ottenuti decenni fa nello studio dei campioni lunari raccolti durante le missioni Apollo.
Il passo successivo è verificare se il loro sistema di estrazione funziona davvero.
Il nuovo materiale servirà per mettere alla prova il cosiddetto Harvesting System di Interlune, una tecnologia volta a separare i gas trattenuti in grandi quantità di regolito. A differenza delle soluzioni basate principalmente sul riscaldamento del suolo lunare a temperature vicine ai 1.000 °C, l’azienda sta sviluppando un procedimento meccanico che permetterebbe di ridurre il consumo energetico fino a dieci volte.
Un elemento fondamentale di questo sistema sarà l’escavazione. Interlune e il produttore statunitense Vermeer hanno già presentato un prototipo in scala reale progettato per elaborare fino a 100 tonnellate metriche di regolito all’ora grazie a un funzionamento continuo: raccogliere il terreno, elaborarlo e riporlo sulla superficie senza interrompere il processo.
L’azienda è attualmente in grado di produrre questo nuovo simulante arricchito con elio in quantità che vanno da grammi a chilogrammi, e intende offrire sia il materiale che servizi di test ad aziende, istituti di ricerca e enti pubblici. Il prossimo obiettivo sarà quello di incorporare anche l’idrogeno e di adattare la composizione dei campioni per riprodurre diverse zone della superficie lunare.
L’elio-3 è l’obiettivo finale e già ci sono contratti firmati

Anche se questa prima dimostrazione è stata effettuata con elio-4, il progetto commerciale di Interlune è incentrato soprattutto sull’elio-3. Si tratta di un isotopo molto raro sulla Terra e utilizzato, tra le altre applicazioni, in sistemi criogenici impiegati nell’informatica quantistica, uno dei mercati in cui l’azienda spera di trovare domanda per il materiale recuperato al di fuori del nostro pianeta.
Interlune afferma di aver siglato accordi vincolanti per un valore di circa 500 milioni di dollari per fornire elio-3 a clienti pubblici e privati. Tra questi figurano Maybell Quantum e il programma sugli isotopi del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, sebbene i termini concordati indichino chiaramente che il progetto è ancora in fase di sviluppo: le prime consegne previste sono per il 2029.