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Il calo di BMW in Cina colpisce anche le fabbriche: si preparano fino a 1.800 licenziamenti

Il calo di BMW in Cina colpisce anche le fabbriche: si preparano fino a 1.800 licenziamenti

La pressione del mercato cinese inizia a avere conseguenze sul personale di BMW. Dopo anni in cui il paese è stato la fonte principale di entrate per le vendite di automobili a motore a combustione, il forte e rapido calo delle vendite costringe il gruppo a riesaminare con urgenza i propri costi, inclusi i posti di lavoro, che saranno tra i primi ad essere tagliati.

Secondo un’indagine dei media cinesi, l’associazione BMW-Brilliance ha avviato il 2 novembre una serie di licenziamenti che riguarderà circa 1.800 persone, circa il 10% del personale totale. Le informazioni si basano sulle testimonianze di diversi dipendenti.

BMW Brilliance si occupa della produzione e della commercializzazione delle auto BMW in Cina. Secondo l’elenco sindacale citato dalla stampa cinese, prima di questo aggiustamento contava su più di 19.000 dipendenti. I tagli riguarderebbero sia i posti di lavoro amministrativi e di gestione che il personale delle fabbriche, sebbene la stragrande maggioranza dei colpiti siano i lavoratori addetti alla produzione.

I dipendenti intervistati descrivono una settimana di incertezza precedente all’inizio delle comunicazioni ufficiali. Alcuni affermano che dei colleghi sono stati chiamati mentre lavoravano in linea di produzione; altri hanno ricevuto l’istruzione di recarsi direttamente alle risorse umane il giorno successivo. Tra i colpiti ci sarebbero lavoratori con pochi anni di anzianità e dipendenti che lavorano nell’azienda da oltre un decennio, inclusi i responsabili di squadra.

Secondo le stesse testimonianze, la compensazione comunicata ai lavoratori seguirebbe la formula denominata «N+5». La componente N verrebbe calcolata prendendo come riferimento lo stipendio mensile prima delle tasse, mentre i cinque mesi aggiuntivi verrebbero corrisposti sull’assegno di base, escludendo incentivi per le prestazioni e altri complementi. Anche queste condizioni non sono state confermate pubblicamente da BMW Brilliance.

Il reportage descrive inoltre un aggiustamento precedente meno evidente. Diversi dipendenti affermano che l’impiego di personale esterno si è notevolmente ridotto negli ultimi anni e che alcuni reparti hanno smesso di rinnovare i contratti al loro scadere. Indicano inoltre effetti sul personale subappaltato, il che suggerisce una riduzione dell’attività iniziata prima di questa ondata di licenziamenti.

La Cina incide sempre di più sulle difficoltà di BMW

La caduta di BMW in Cina riguarda anche le fabbriche: si prevedono fino a 1.800 licenziamenti

I dati commerciali ufficiali aiutano a comprendere il contesto. Da gennaio a settembre 2026, BMW e MINI hanno consegnato 376.128 automobili in Cina, il 21,8% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il calo si è accentuato nel terzo trimestre, con un ribasso del 24,8%. Si tratta di un peggioramento significativo in un mercato fondamentale per l’attività del produttore tedesco.

Al di fuori della Cina, l’andamento è stato più favorevole. Le consegne di BMW e MINI sono aumentate del 4,5% in Europa e del 3,4% negli Stati Uniti nei primi nove mesi, ma questi progressi non hanno compensato il calo registrato dall’intero gruppo. Inclusa Rolls-Royce, il BMW Group ha chiuso il periodo con 1.707.799 automobili consegnate in tutto il mondo, ovvero il 4,9% in meno.

La pressione si percepisce anche nei risultati del primo semestre. L’utile prima delle tasse del gruppo è diminuito del 29,4%, arrivando a 4.045 milioni di euro. Nella divisione automobilistica, l’utile operativo è sceso del 45,6%, a 1.974 milioni, mentre il suo margine è passato dal 6,2% al 3,6%. BMW ha attribuito questo peggioramento a fattori come l’andamento della Cina, la concorrenza, le ammortamenti e gli effetti delle valute e delle materie prime.

La riduzione del personale non si limita nemmeno al paese asiatico. BMW aveva già raggiunto un accordo con i rappresentanti dei lavoratori per un programma di dimissioni volontarie in Germania, incentrato sul settore amministrativo e di sviluppo e che esclude i posti di produzione. Reuters stima che la possibile riduzione totale del personale sia di circa 8.000 persone, citando una fonte a conoscenza del processo. Non è stato confermato che i tagli descritti ora in Cina facciano parte dello stesso programma, pertanto le due cifre non devono essere sommate automaticamente.

Nonostante queste difficoltà, i veicoli elettrici presentano alcuni aspetti positivi. Nel terzo trimestre, il BMW Group ha consegnato 110.257 auto elettriche in tutto il mondo, con un aumento del 7,2%. In Europa, questo tipo di propulsione ha rappresentato il 34,7% delle consegne trimestrali. Questo recente aumento contrasta con i dati mondiali da gennaio a settembre, in cui le vendite di auto elettriche erano ancora in calo del 2,7%.

Il quadro è quindi disomogeneo: BMW trova domanda per i propri veicoli elettrici in Europa, ma continua a perdere terreno in Cina, operando con un margine di profitto molto più ridotto. Una situazione che rischia di estendersi anche al Vecchio Continente, dove i gruppi cinesi stanno prendendo piede, soprattutto attaccando i segmenti premium più redditizi con prodotti sempre migliori e adattati ai gusti europei.