← Torna alle notizie
Altro

Il Giappone si oppone alla Germania per una norma che potrebbe escludere le sue auto elettriche dagli aiuti europei.

Il Giappone si oppone alla Germania per una norma che potrebbe escludere le sue auto elettriche dagli aiuti europei.

31/10/2026 16:00

Aggiornato a

31/10/2026 16:00

Il Giappone ha avviato un’offensiva diplomatica per impedire che le sue auto elettriche perdano l’accesso a determinate agevolazioni pubbliche in Europa, una situazione che potrebbe danneggiare produttori come Toyota, Nissan, Honda e Mazda qualora le nuove condizioni studiate dall’Unione Europea per favorire i veicoli prodotti sul proprio territorio dovessero essere adottate.

La prima ministra giapponese, Sanae Takaichi, sfrutterà l’incontro previsto per il 28 ottobre a Tokyo con il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, per chiedere una modifica dell’accordo raggiunto tra Francia e Germania, secondo quanto riportato dal quotidiano Seoul Economic Daily, al fine che le automobili prodotte in Giappone possano beneficiare delle stesse condizioni di quelle considerate europee.

Fabbrica Toyota

Francia e Germania vogliono rendere più stringenti i requisiti per accedere agli aiuti europei

L’origine del conflitto risiede nell’accordo annunciato il 16 ottobre scorso da Parigi e Berlino, con il quale entrambi i governi intendono rafforzare la produzione di veicoli elettrici in Europa e ridurre la dipendenza da fornitori stranieri, in particolare dalla Cina; tuttavia le condizioni proposte metterebbero in una situazione svantaggiosa anche paesi come il Giappone, la Corea del Sud e la Turchia.

Secondo i documenti diventati noti attraverso diversi media europei, l’approccio franco-tedesco prevede che, a partire dal 2028, i veicoli che beneficiano di determinati incentivi pubblici debbano soddisfare una serie di requisiti industriali: tra questi, almeno il 70 % del valore dei loro componenti, esclusa la batteria, deve avere origine europea; inoltre, la batteria stessa deve contenere almeno il 10 % di materiali europei e deve rispettare i requisiti legati al luogo di assemblaggio.

La principale differenza rispetto ad altre proposte comunitarie risiederebbe nei paesi ammessi in questa categoria, poiché Francia e Germania vogliono limitarla essenzialmente ai 27 Stati membri e consentire l’ingresso di determinati partner europei, come Regno Unito, Norvegia, Islanda o Svizzera, purché accettino condizioni di reciprocità e meccanismi per impedire ai produttori di paesi terzi di eludere le restrizioni.

Il Giappone chiede che i suoi produttori ricevano lo stesso trattamento di quelli europei

La posizione franco-tedesca è in contrasto con alcuni aspetti della Legge sull’Accelerazione Industriale presentata dalla Commissione Europea il 4 marzo 2026, il cui obiettivo è stimolare la produzione comunitaria attraverso requisiti di origine nelle acquisti pubblici e determinati programmi di incentivi, poiché la proposta prevede che i prodotti provenienti da paesi con accordi commerciali specifici possano ricevere un trattamento equivalente a quello europeo in determinate circostanze.

Fabbrica Toyota Yaris

Tuttavia, questa possibilità non elimina tutte le restrizioni per i produttori giapponesi, poiché l’allegato III del progetto richiede che i veicoli elettrici, ibridi ricaricabili e a celle a combustibile vengano assemblati nell’Unione Europea e soddisfino il suddetto 70 % di contenuto locale, oltre a stabilire altre condizioni relative alle batterie, alla propulsione elettrica e ai sistemi elettronici.

Il governo giapponese ritiene che queste restrizioni possano danneggiare le relazioni commerciali con l’Europa nonostante l’accordo di associazione economica in vigore dal febbraio 2019; una preoccupazione che il ministro dell’Economia, Commercio e Industria, Ryosei Akazawa, ha espresso pubblicamente il 20 ottobre scorso, annunciando che chiederà una revisione dell’approccio europeo, sebbene Tokyo riconosca che modificare direttamente l’accordo tra Francia e Germania sarà complicato.

In questa situazione, le autorità giapponesi intendono portare le proprie richieste nelle negoziazioni tra la Commissione Europea, il Parlamento e il Consiglio; è una posizione sostenuta anche da Toyota, che chiede un’interpretazione più ampia del concetto di produzione europea che tenga conto dei partner commerciali del continente. Il risultato rimarrà comunque dipendente da una procedura legislativa ancora in corso, la quale dovrà stabilire quali veicoli potranno accedere infine ai vantaggi pubblici previsti.