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In Sardegna 700 pecore sotto i pannelli di un agrivoltaico avanzato ibrido

In Sardegna 700 pecore sotto i pannelli di un agrivoltaico avanzato ibrido

Nonostante i comitati e alcuni politici che stanno facendo campagna elettorale contro le rinnovabili anche in Sardegna avanza la produzione di energia pulita. Si inaugura domani, 23 ottobre, Pimpisu. Si tratta di un progetto agrivoltaico dove il 90% del terreno è lasciato al pascolo delle pecore: circa 700. Resta la vocazione pastorale ma a Serramana, cittadina a 30 km da Cagliari, nei 51 ettari è attivo anche un impianto di 45,8 MW collegato ad un sistema di accumulo integrato da 48 MWh di capacità. L’impianto potrà generare circa 85 GWh di energia elettrica all’anno equivalente al consumo annuo di circa 30mila famiglie o una cittadina di circa 70mila abitanti. Questi i numeri diffusi da Sardinia Agro Solar Energy, società veicolo sarda del Gruppo Futura, che ha realizzato l’opera.

Un collegamento con la centrale elettrica

Il progetto sorgerà accanto alla centrale a biomasse di Serramanna, inserendosi in un’area già vocata alla produzione di energia rinnovabile e dotata delle necessarie infrastrutture energetiche. Quindi un impatto minore sul territorio. L’azienda ha sottolineato che l’agrivoltaico “Pimpisu”, è “il primo impianto agrivoltaico avanzato ibrido in esercizio in Italia dotato di un sistema di accumulo”.

La forte rilevanza data alla persistenza dell’allevamento sminuisce il contrasto tra produzione energetica e tutela della tradizione pastorale. L’impianto rientra tra i progetti finanziati dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec) e dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

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«La transizione energetica diventa credibile quando smette di essere un concetto astratto e si misura sui territori”, parole di Simone Micheletti, amministratore delegato e cofondatore di Futura Group. «A Pimpisu abbiamo dimostrato che energia rinnovabile, accumulo e pastorizia possono convivere sulla stessa terra, creando valore senza cancellarne la vocazione agricola». Infine il presidente e cofondatore Bruno Fisi: «Nel 2004 ho fondato la società che ha realizzato la centrale a biomasse di Serramanna e da allora non abbiamo mai smesso di investire nell’energia e nell’Isola. Cambiano le tecnologie, ma resta la stessa idea industriale: essere presenti nel lungo periodo, creare attività reali e costruire rapporti stabili con imprese e comunità locali».

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Per questo progetto non si sono registrate al momento prese di posizione da parte dei comitati, anche perché in un Paese strangolato dal caro gasolio effetto dalla dipendenza delle fonti fossili andare alla guerra delle rinnovabili, soprattutto quando si fa salva l’attività agricola, è anacronistico.

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