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I soldi per l’idrogeno (tanti) che fine hanno fatto?

I soldi per l’idrogeno (tanti) che fine hanno fatto?

I soldi per l’idrogeno che fine hanno fatto? Nel nome della “neutralità tecnologica”, questo governo ha stanziato centinaia di milioni. È tempo di fare qualche bilancio, partendo da nord.

I soldi per l’idrogeno? Auto non se ne vendono: i distributori si fanno?

Correva il 2024 quando il Ministero dei Trasporti stanziò 103,5 milioni di euro, ottenuti col PNRR, per finanziare 36 nuovi distributori di idrogeno. Solo una prima parte dei 230 milioni previsti nel Piano per sviluppare una rete nazionale. Entro il 2026 sarebbero salite dunque a 38 le stazioni in tutta la penisola. Le 36 nuove si sarebbero aggiunte entro il 2026 alle 2 già presenti a Bolzano e Mestre. Localizzate con questi partner: Autostrada del Brennero (4 progetti). Milano Serravalle (3). Snam 4 Mobility (8). Eni (3). Sapio (2). Green Factory (1). Sasa (2). Edison (3). Q8 Petroleum (3). Alperia Greenpower(1). Gemmo — Simplifhy SB(1). Dilella Invest (1). Beyfin (1). TecaGas(1). Sol (1). Italgas (1). Restando poche settimane del 2026, è tempo di verificare come sono finiti quei progetti. Anche perché nel frattempo di auto a idrogeno non se ne vendono proprio, come mostra la tabella qui sopra. In tutto l’anno ne sono state immatricolate due, una Hyundai e una Toyota.

Per avviare la ricognizione ci viene in soccorso Pizzuto

i soldi per l'idrogeno

Per capire la situazione possiamo dunque partire da una delle stazioni più antiche, Bolzano, una delle primissime. Un bilancio l’ha tracciato su LinkedIn un esperto di mobilità sostenibile come Gianfranco Pizzuto, che vive in zona. E ricorda quando “in una sala riservata presso un hotel di Bolzano incontrai i massimi vertici politici della Provincia. Li misi esplicitamente in guardia contro quello che consideravo un azzardo tecnologico ed economico: concentrare quasi esclusivamente sull’idrogeno gli investimenti pubblici destinati alla mobilità alternativa. Raccomandai di prendere in seria considerazione anche la soluzione elettrica a batteria. Non fui ascoltato e mai più interpellato”. E come va dunque la stazione-simbolo di Brunico? “69 rifornimenti da gennaio ad agosto 2026, 0,14% della capacità teorica! Un progetto infrastrutturale da 12,6 milioni di euro!”. Un flop clamoroso”, spiega Pizzuto.

I soldi per l’idrogeno? Andiamo a vedere le altre stazioni

i soldi per l'idrogeno

“Non è una questione di rivincita personale, ma chi oggi continua ad insistere con la mobilità ad idrogeno o è ignorante o è in mala fede”, accusa Pizzuto.

“È una questione di responsabilità nell’utilizzo delle risorse pubbliche e di ammettere che si è scommesso sulla tecnologia sbagliata. Nel 2008 proposi un’alternativa. Non fui ascoltato. Il fatto che oggi le evidenze mi diano ragione è una magra consolazione”. A questo punto vorremmo capire che fine hanno fatto le stazioni che godevano invece dei fondi del PNRR. Non vogliamo accusare nessuno, sia chiara, va rispettata la buona fede di tutti. Ma è anche giusto cercare di capire che ritorno sta avendo un importante investimento destinato alla mobilità sostenibile. E come si pensa, nel caso, di correggere il tiro. Chi ha segnalazioni da farci, magari perché le stazioni progettate sono nella sua zona, può darci una mano scrivendo qui sotto o a info@vaielettrico.it .

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