L’EVP ottiene la maggioranza contro quote obbligatorie per i veicoli elettrici nelle flotte aziendali di grandi dimensioni

La bozza del pacchetto automobilistico della Commissione UE includeva in precedenza una disposizione secondo cui gli Stati membri avrebbero dovuto ricevere mandati specifici a partire dal 2030 per accelerare l’adozione di auto elettriche da parte delle aziende. Nel Parlamento europeo, le quote vincolanti proposte sono ora probabilmente destinate a essere ridotte a obiettivi volontari.
Immagine: Skoda
Automobilwoche riporta che i Conservatori (EVP), i Socialdemocratici (S&D) e i Liberali (Renew) hanno concordato una posizione comune secondo cui gli Stati membri dell’UE non saranno, dopotutto, soggetti a quote obbligatorie per veicoli elettrici nelle flotte aziendali. La rivista specializzata cita rappresentanti di questi gruppi, indicati collettivamente come Platform di Centro. Jens Gieseke, membro del Parlamento europeo per i Conservatori e presidente della Commissione Trasporti, ha dichiarato ad _Automobilwoche_: “Per le flotte aziendali abbiamo trovato un buon compromesso con gli altri gruppi che protegge i gestori di flotte da oneri eccessivi.”
Il contesto è che, nell’“Auto Package” presentato dalla Commissione UE alla fine dello scorso anno, la Commissione aveva proposto di imporre requisiti specifici agli Stati membri per l’elettrificazione delle auto aziendali a partire dal 2030, con obiettivi diversi per ciascun paese. La motivazione ufficiale era “sostenere l’introduzione di veicoli a zero emissioni e a basse emissioni da parte delle grandi aziende”. L’ispirazione per questa parte della bozza è venuta dal sistema fiscale sulle auto aziendali belga, riuscito, che ha portato a un forte aumento delle vendite di veicoli elettrici nel paese.
Tuttavia, a seguito di un compromesso tra i tre gruppi, questo aspetto del Pacchetto Auto sarà ora notevolmente indebolito. Gli obiettivi vincolanti originariamente proposti nella bozza (“binding targets”) verranno ora riclassificati come cosiddetti impegni aspirazionali (“aspirational targets”). “Ciò significa che gli obiettivi rimangono volontari e gli Stati membri non subiranno sanzioni per non averli raggiunti”, scrive _Automobilwoche_.
Questo compromesso chiarisce sempre di più come il progetto di pacchetto Auto cambierà prima della votazione finale nella sessione plenaria del Parlamento europeo. Per vedere com’era inizialmente, potete leggere di esso qui. Al centro del dibattito parlamentare c’è, naturalmente, l’allentamento della cosiddetta eliminazione progressiva dei motori a combustione interna nell’UE. I Comitati per l’Industria e i Trasporti hanno già votato in merito, con le loro decisioni che fungono da guida per il successivo processo legislativo. Il risultato: una maggioranza sia nel Comitato per l’Industria che in quello per i Trasporti sostiene un allentamento delle normative sul CO₂, decisione già concordata internamente dalla Platea Centrale poco prima.
Per quanto riguarda i limiti per le emissioni di CO₂ dei veicoli, la piattaforma del Centro propone specificamente che ai produttori venga richiesto di ridurre le emissioni di CO₂ dei nuovi automobilisti soltanto del 95 percento invece del 100 percento (rispetto al 2021) entro il 2035. Tuttavia, potranno ottenere una riduzione aggiuntiva di 7,5 punti percentuali se utilizzeranno acciaio prodotto in Europa e rispettoso dell’ambiente nei loro veicoli come compensazione. In tali casi, l’obiettivo di risparmio potrebbe quindi scendere all’87,5 percento entro il 2035. Secondo i tre gruppi, ciò lascerebbe comunque spazio per ulteriori registrazioni di nuovi veicoli a motore a combustione interna e ibridi anche dopo il 2035.
Secondo le informazioni fornite da Spiegel, il passo successivo è che la Commissione per l’Ambiente voti all’inizio di novembre, con la sessione plenaria probabile a dicembre.