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L’Europa potrebbe “perdere” un altro settore strategico sotto la pressione cinese: come per le auto elettriche, la politica e la regolamentazione potrebbero non essere sufficienti

L’Europa potrebbe “perdere” un altro settore strategico sotto la pressione cinese: come per le auto elettriche, la politica e la regolamentazione potrebbero non essere sufficienti

L’industria eolica europea si prepara a un nuovo scenario. I produttori cinesi di turbine eoliche, che per anni hanno avuto una presenza molto limitata nel continente, stanno cercando di trasformare l’Europa in uno dei loro principali mercati internazionali. Ming Yang Smart Energy è probabilmente l’esempio più chiaro di questa strategia.

L’azienda cinese sta sviluppando piattaforme specifiche per il mercato europeo, ha creato una struttura commerciale e tecnica propria nel continente e cerca persino di installare una fabbrica. Il suo obiettivo dichiarato va oltre la vendita di macchine prodotte in Cina: intende trasformare le tecnologie sviluppate per l’Europa in prodotti globali.

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Tre turbine eoliche per entrare in Europa via terra e mare

Ming Yang ha ideato una strategia basata su tre piattaforme. La prima è la MySE 6.25-172/182, una turbina eolica terrestre da 6,25 MW destinata specificamente alle zone a vento più debole del sud Europa, con Spagna, Italia e Portogallo tra i suoi mercati target.

Disponibile con rotori di 172 o 182 metri, è progettata per funzionare con venti compresi tra 6 e 6,5 m/s. Questa piattaforma si basa su una tecnologia che l’azienda utilizza in Cina dal 2020, dove sono state installate centinaia di unità.

La certificazione europea è prevista per la fine del 2026. In Serbia sono già state ordinate 25 unità MySE 6.25-172 per il progetto Black Peak. L’azienda aveva inoltre firmato nel 2012 contratti per 125 MW in Bulgaria, anche se quel progetto utilizzava una generazione precedente di turbine.

Per il nord e l’ovest dell’Europa, Ming Yang sta preparando la MySE 8.0-175, con una potenza di 8 MW e un rotore lungo 175 metri. Utilizza un generatore sincrono a magneti permanenti ed è progettata per aree caratterizzate da venti superiori a 7 m/s. La sua certificazione è prevista per la fine del 2027.

Tuttavia, il progetto più ambizioso riguarda l’energia eolica marina. La MySE 18.5-260 raggiunge una potenza di 18,5 MW e dispone di un rotore lungo 260 metri. Ming Yang la presenta come una piattaforma destinata al Mar del Nord, al Canale della Manica e all’Atlantico.

Questo valore è particolarmente significativo poiché le più grandi turbine commerciali dei produttori europei hanno attualmente una potenza di circa 15 MW. La strategia cinese consiste nell’utilizzare macchine più potenti per ridurre il numero di aerogeneratori necessari in ogni parco e, di conseguenza, i costi legati all’installazione, al funzionamento e alla manutenzione. Stessa Ming Yang afferma che ciò può ridurre i costi iniziali di investimento e il costo medio lordo dell’energia dei progetti.

La tecnologia non parte da zero. La MySE 18.5-260 deriva da piattaforme precedenti dell’azienda, tra cui la MySE 16-260 e una piattaforma da 18 MW con rotore lungo 292 metri.

Proprio questo ultimo prototipo è stato al centro di uno degli episodi che hanno suscitato dubbi sulla nuova generazione di turbine giganti. Installato in Cina nel 2024, ha subito in seguito la rottura di due pale durante i test. Ming Yang ha attribuito l’incidente a condizioni estreme e anomale che hanno fatto sì che le pale superassero i limiti di carico previsti.

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L’Europa ha già aerogeneratori cinesi installati

Questa operazione avviene in un momento particolarmente delicato per l’industria eolica europea, che cerca di mantenere una propria catena di approvvigionamento di fronte al progresso tecnologico e ai costi sempre più bassi dei produttori cinesi.

L’ingresso di Ming Yang in Europa non è nemmeno del tutto nuovo. In Italia, il parco offshore Beleolico, al largo di Taranto, funziona con dieci turbine MySE 3.0-135, per un totale di 30 MW. È stato uno dei primi progetti offshore europei ad utilizzare aerogeneratori prodotti da un fabricante cinese.

Inoltre, l’azienda è coinvolta nel progetto Med Wind, un enorme parco eolico flottante da 2,8 GW previsto al largo della Sicilia. Renexia e Ming Yang hanno fatto progressi nello sviluppo del progetto e hanno proposto l’uso di turbine da circa 18 MW.

Questo dimostra verso dove intende orientarsi l’azienda: non limitarsi a fornire aerogeneratori terrestri, ma competere anche nel settore offshore e, in particolare, nell’eolico marino flottante.

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L’Europa non è la Cina

Tuttavia, questa espansione si scontra con un ostacolo che non è tecnologico: la politica industriale e la sicurezza energetica.

Il caso britannico è particolarmente significativo. Ming Yang aveva intenzione di investire fino a 1,5 miliardi di sterline in una fabbrica di generatori eolici offshore ad Ardersier, in Scozia, con fino a 1.500 posti di lavoro diretti nella prima fase. Ma nel marzo 2026 il governo britannico ha comunicato di non poter sostenere l’uso delle turbine di Ming Yang nei progetti eolici marini del Regno Unito per motivi legati alla sicurezza nazionale.

La conseguenza fu che l’azienda iniziò a valutare altre località europee. Tra queste rientra la Spagna. Reuters ha confermato a maggio che Ming Yang stava analizzando possibili siti in Europa per una nuova fabbrica, a seguito del rifiuto britannico.

Questo movimento è inoltre in linea con la strategia industriale spagnola volta ad attirare investimenti cinesi, purché generino capacità tecnologiche, integrazione nelle catene di valore locali e posti di lavoro. Durante il viaggio di Pedro Sánchez in Cina nell’aprile 2026, Spagna e Cina hanno rafforzato proprio la cooperazione economica e tecnologica.