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Normative

L’UE sembra spingere il Regno Unito ad applicare dazi più elevati sugli auto elettriche cinesi.

L’UE sembra spingere il Regno Unito ad applicare dazi più elevati sugli auto elettriche cinesi.

Bruxelles sembra porre delle condizioni per un’integrazione più stretta del Regno Unito nella sua politica industriale “Made in Europe”: Londra dovrebbe allineare maggiormente la propria politica commerciale nei confronti della Cina a quella dell’UE. Per le auto elettriche cinesi ciò potrebbe significare dazi all’importazione più elevati. Il governo britannico mantiene esplicitamente aperta la possibilità di un adeguamento.

Immagine 1: Veicoli Chery nel porto di Teesport in Gran Bretagna dopo l’importazione dalla Cina

Veicoli Chery importati dalla Cina in Gran Bretagna

Foto: PD Ports

L’Unione Europea sembra esercitare pressioni su Gran Bretagna affinché aumenti le tariffe sui veicoli elettrici cinesi. Lo riporta il “Financial Times” citando fonti a conoscenza delle trattative. Secondo queste fonti, Bruxelles avrebbe comunicato a Londra che un maggiore allineamento della politica commerciale britannica a quella dell’UE potrebbe essere una condizione affinché le aziende britanniche possano trarre vantaggio dalla politica industriale “Made in Europe” prevista dall’Industrial Accelerator Act dell’UE. La soluzione più radicale sarebbe, secondo quanto riferito, l’adesione di Gran Bretagna all’unione doganale europea. La Commissione Europea ha rifiutato di commentare la notizia riportata dal “FT”.

La preoccupazione di fondo è che il Regno Unito, a causa delle sue barriere commerciali più basse, possa diventare una sorta di porta d’ingresso per i veicoli cinesi sul mercato interno dell’UE. A partire dalla fine di ottobre 2024, l’UE applica sui veicoli elettrici a batteria provenienti dalla Cina, oltre al normale dazio all’importazione del 10 percento, dazi speciali che vanno dal 7,8 al 35,3 percento a seconda del produttore. Di conseguenza, il carico complessivo sugli importi può raggiungere fino al 45,3 percento – ciò vale ad esempio per gli auto elettriche del gruppo SAIC con le marche MG Motor e Maxus. Il Regno Unito non ha adottato questi dazi aggiuntivi anti-sussidio; per i veicoli cinesi lì vigoreggia di norma il dazio ordinario del 10 percento.

Le auto cinesi detengono il 16 percento di quota di mercato nel Regno Unito

Per l’industria automobilistica britannica questa questione è particolarmente rilevante. I produttori cinesi hanno notevolmente ampliato la loro quota di mercato nel Regno Unito quest’anno: secondo i dati citati dal “Financial Times”, insieme rappresentano ormai circa il 16 percento del mercato britannico delle auto nuove, probabilmente considerando tutti i tipi di propulsione. Allo stesso tempo, Londra cerca investimenti cinesi nella produzione locale. Ad esempio, a giugno Nissan ha raggiunto un accordo con Chery, secondo il quale il produttore cinese valuta l’installazione di una linea di produzione nello stabilimento Nissan di Sunderland per i propri veicoli.

Dal canto suo, l’industria automobilistica britannica si trova di fronte al problema che le sue catene di approvvigionamento sono strettamente legate all’UE. La Commissione europea, a sua volta, a marzo, come già menzionato nell’ambito del previsto Industrial Accelerator Act, ha proposto cosiddette requisiti “Made in EU” e norme relative al CO2 per gli appalti pubblici e i programmi di sostegno statali. Sarebbero interessati, tra gli altri, automobili, acciaio e alluminio. Il Regno Unito ha naturalmente un grande interesse affinché le sue aziende e le sue catene di approvvigionamento vengano trattate, secondo queste regole, in modo simile alle aziende dell’UE.

Lo studio del SMMT evidenzia una stretta interconnessione economica

L’associazione automobilistica britannica SMMT ha appena pubblicato un’analisi realizzata da Oxford Economics, secondo cui la produzione automobilistica britannica sostiene annualmente 24 miliardi di euro di attività economica, 250.000 posti di lavoro e 1,6 miliardi di euro di entrate fiscali nell’UE. L’esclusione dei veicoli britannici dagli incentivi e dalle gare d’appalto pubbliche dell’UE colpirebbe quindi anche l’industria automobilistica europea, sostiene l’associazione. La SMMT chiede che il Regno Unito venga riconosciuto come “partner affidabile” e che i veicoli britannici vengano considerati “assemblati nell’UE” ai fini delle regole “Made in Europe”.

Mike Hawes, presidente del SMMT, afferma: “L’UE concentra giustamente l’attenzione sul rafforzamento della propria base industriale. Tuttavia, limitare l’accesso dei produttori britannici al loro mercato più grande sarebbe controproducente: ridurrebbe notevolmente la domanda di componenti, beni e servizi prodotti nell’UE, indebolirebbe la competitività di entrambe le parti e metterebbe a rischio la crescita proprio nel momento in cui la nostra industria deve investire di più e più rapidamente in mobilità senza emissioni.”

Immagine 2: Studio del SMMT sul legame tra Regno Unito, UE e industria automobilistica, miliardi di euro in gioco

Il conflitto attuale consiste nel fatto che Londra da un lato vuole assicurarsi l’accesso ai mercati europei di sostegno e di vendita, ma dall’altro desidera mantenere la libertà ottenuta dopo il Brexit nella politica commerciale nei confronti della Cina. Il governo britannico non ha introdotto nel 2024 le tariffe aggiuntive dell’UE sui veicoli elettrici cinesi. Per quanto riguarda l’acciaio, invece, Londra ha ormai allineato maggiormente la propria politica commerciale a quella dell’UE: da luglio valgono per alcune importazioni di acciaio quote duty-free notevolmente più basse; inoltre viene applicata una tariffa del 50 percento.

Tariffe come equilibrio difficile da mantenere

Il ministro britannico per l’Economia e il Commercio Jonathan Reynolds ritiene ormai esplicitamente possibile un cambiamento delle tariffe sulla Cina. Durante un’intervista a “Politico” durante il congresso del Partito Laburista, Reynolds ha detto di tenere sotto controllo l’argomento delle tariffe sui veicoli elettrici cinesi “più da vicino di molti altri argomenti” e che “diverse parti del nostro stesso settore si aspettano cose diverse dalla politica governativa”. Ha inoltre aggiunto: “Siamo un settore orientato all’esportazione. Pertanto, naturalmente non si dovrebbe fare nulla che metta a rischio i mercati di esportazione, e bisogna sempre prevedere misure di rappresaglia quando si introducono tariffe”, ha affermato Reynolds, definendo la posizione del Regno Unito sui veicoli elettrici cinesi attualmente “ben bilanciata”.

Il Regno Unito vuole essere incluso nelle regole “Made in Europe”

Reynolds ha sottolineato a “Politico” che Londra continua a cercare di integrarsi nella politica europea “Buy European” o “Made in Europe”. Secondo il ministro, sarebbe contrario agli obiettivi dell’UE di avere un’industria europea più resiliente escludere il Regno Unito, seconda economia d’Europa. I colloqui tra Londra e Bruxelles riguardo al futuro ruolo del Regno Unito nelle regole europee sulle catene industriali e di approvvigionamento proseguono.

Nello stesso periodo, pochi giorni fa, è arrivata dalla Germania una dichiarazione importante a sostegno del Regno Unito. I ministri-presidenti dei “stati automobilistici” di Baden-Württemberg, Baviera e Bassa Sassonia hanno chiesto in un documento congiunto riguardante l’Industrial Accelerator Act espressamente regole “Made with Europe”. Tali regole non dovrebbero rimanere limitate ai paesi dell’UE: secondo i firmatari, dovrebbero essere incluse anche il Regno Unito, gli stati dell’EWR ed EFTA (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) nonché altri partner consolidati. Allo stesso tempo, i tre stati automobilistici si esprimono a favore di una politica industriale basata su un contenuto locale “moderato” e di una difesa decisa contro distorsioni competitive ingiuste.

Il conflitto dura da tempo

La disputa riguardante l’inclusione del Regno Unito nella politica industriale europea si basa su un conflitto più antico. Già all’inizio del 2027 sono previste nel commercio tra l’UE e il Regno Unito regole di origine più rigorose per le auto elettriche. Tali regole richiedono, tra l’altro, una maggiore quota di componenti europei nelle celle e nei pacchetti batteria. Per questo motivo, le associazioni automobilistiche ACEA e SMMT avevano già chiesto un ulteriore rinvio a giugno. Adesso l’ACEA ha nuovamente ripresentato la sua richiesta.