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Elettrolisi dell’acqua decouplata, un metodo che produce idrogeno verde a 20 €/MWh sfruttando l’intermittenza delle energie rinnovabili.

Elettrolisi dell’acqua decouplata, un metodo che produce idrogeno verde a 20 €/MWh sfruttando l’intermittenza delle energie rinnovabili.

La Spagna è pronta ad avviare una nuova fase nella produzione di idrogeno rinnovabile grazie a un progetto che combina acqua, radiazione solare e un design pensato per funzionare senza connessione alla rete elettrica.

L’iniziativa, promossa da H2Pro e dallo sviluppatore internazionale Doral Hydrogen, pone l’Estremadura al centro di un impegno finalizzato a ridurre i costi, garantire la tracciabilità climatica e verificare fino a che punto può arrivare una tecnologia ancora in fase di dimostrazione.

Elettrolisi dell’acqua disaccoppiata per idrogeno verde in Estremadura 3

Il tandem idrogeno verde-energie rinnovabili

Il progetto, presentato come il primo di questo tipo in Spagna, si baserà sulla tecnologia DWE, acronimo di Decoupled Water Electrolysis, un sistema di elettrolisi disaccoppiata che separa la produzione di idrogeno e ossigeno in due fasi distinte.

Secondo H2Pro, tale architettura permette di gestire l’intermittenza delle fonti fotovoltaiche, di funzionare senza membrane e di evitare alcuni dei problemi di degrado ed efficienza legati ai sistemi convenzionali. L’azienda sostiene inoltre che il proprio design risponde meglio ai cicli di avvio e arresto delle energie rinnovabili.

La prima fase inizierà con un elettrolizzatore DWE da 5 MW collegato direttamente, in corrente continua, a 10 MWp di generazione solare. In seguito, il complesso prevede di crescere fino a raggiungere 50 MW di capacità di elettrolisi e 80 MWp di capacità fotovoltaica.

L’obiettivo è che l’intera installazione funzioni al di fuori della rete e produca idrogeno alimentato esclusivamente da energia solare, rispettando i requisiti più rigorosi per i combustibili rinnovabili di origine non biologica, noti come RFNBO.

La scommessa non è solo tecnologica. H2Pro sostiene che la diminuzione del prezzo dell’elettricità rinnovabile non si sia trasferita all’idrogeno con la stessa intensità. Secondo i loro calcoli, i progetti convenzionali legati a accordi di acquisto di energia verde si aggirano intorno ai 50 euro per MWh, mentre in una configurazione isolata dalla rete è possibile scendere a un livello di circa 20 euro per MWh.

L’azienda calcola così un risparmio di 2,5 volte e afferma che il suo sistema evita il funzionamento in modalità di attesa e mantiene un’alta efficienza in un ampio intervallo di operatività, due fattori che considera decisivi per ridurre il costo medio dell’idrogeno, ovvero LCOH.

Dal punto di vista di Hydrogen Europe, la valutazione è positiva, sebbene non priva di sfumature. L’associazione europea ritiene che si tratti di uno dei modelli più esigenti tra quelli disponibili per l’elettrolisi, proprio perché l’elettrolizzatore è collegato a una centrale solare dedicata e non dipende dalla rete elettrica.

A suo avviso, ciò garantisce un idrogeno completamente rinnovabile, riduce la pressione su una rete già sovraffollata e migliora la tracciabilità dell’apporto energetico. Lo presenta inoltre come una soluzione particolarmente utile nelle regioni con abbondanti risorse rinnovabili e vicine a punti di iniezione di idrogeno.

Electrólisis de agua desacoplada hidrogeno verde extremadura 2

Perché in Estremadura?

Anche la scelta dell’Estremadura non è casuale. H2Pro sottolinea che la regione dispone di alcune delle migliori risorse solari d’Europa, ha terreni sufficienti per progetti rinnovabili su larga scala e si trova vicina a punti di iniezione nella rete di gas di Enagás.

Quella combinazione apre la strada a un utilizzo iniziale dell’idrogeno attraverso il suo miscelamento con il gas naturale, una soluzione che l’azienda descrive come temporanea e realistica. A medio termine, la struttura acquisirebbe valore qualora si concretizzasse lo sviluppo del corridoio H2Med, che l’azienda considera un futuro punto di iniezione per collegare la produzione dell’Estremadura alla domanda europea.

José María Sánchez, capo della divisione Combustione e Gasificazione del CIEMAT, considera la proposta “l’avanguardia dell’autarchia energetica”, sebbene avverta che la fattibilità richieda un’elettrolisi con alta tolleranza all’interruttività e un sistema di controllo molto preciso tra la generazione rinnovabile ed l’elettrolizzatore. Secondo l’esperto, non sarebbe realistico aspettarsi uno sviluppo industriale su larga scala prima del 2030; quell’anno, sostiene, dovrebbe essere visto piuttosto come un orizzonte per validare prototipi e impianti pilota.

H2Pro e Hydrogen Europe sostengono che il blending possa fungere da passo intermedio per utilizzare le infrastrutture esistenti e ridurre rapidamente le emissioni, ma riconoscono anche che non rappresenta l’uso più efficiente dell’idrogeno rinnovabile. La sfida sarà dimostrare che il gas possa essere prodotto laddove e quando ci siano risorse pulite, integrarsi in un sistema più flessibile e impedire che questa tecnologia diventi soltanto una promessa anziché una soluzione concreta.

La Spagna aspira a consolidarsi come laboratorio per un’elettrolisi di terza generazione e, se l’attuazione sarà adeguata, come uno dei pilastri fondamentali del futuro corridoio H2Med, progettato per trasportare idrogeno verde tra la Penisola Iberica e il resto d’Europa.