Il motore della Tesla Cybercab non utilizza terre rare, proprio come quello del Renault 5... ma c’è una differenza fondamentale.

Il Tesla Cybercab è stata una delle grandi novità della scorsa settimana. Il robotaxi elettrico di Tesla, privo di volante o pedali, mira a diventare il veicolo che renderà popolare la guida autonoma totale. Per raggiungere questo obiettivo, l’azienda statunitense ha adottato un approccio radicalmente diverso da quello di concorrenti come Waymo, puntando su un veicolo progettato fin dall’inizio per essere economico.
Questo si nota in scelte come il sistema di frenata a cavo (che utilizza attuatori elettrici sulle pinze dei freni), l’assenza di vernice sulla carrozzeria (il colore dorato viene mescolato con il materiale dei pannelli, evitando così il processo di verniciatura) o l’uso di una batteria a bassa capacità, compensata da un’eccellente aerodinamica (coefficiente inferiore a 0,20) e da un sistema di propulsione molto efficiente.
È proprio questo approccio che da anni guida lo sviluppo del sistema FSD (Full Self-Driving), basato sull’uso di telecamere e che prescinde da altri sensori (LiDAR, radar...) presenti invece nei veicoli autonomi della maggior parte delle aziende concorrenti. Inoltre, il FSD non dipende da mappe ad alta definizione per poter circolare.
La verità è che, sebbene questo approccio presenti chiari vantaggi in termini di scalabilità ed economicità, non sono pochi gli esperti che sottolineano come la mancanza di ridondanze possa rappresentare un problema per la sicurezza; infatti, Tesla è coinvolta in diversi processi legali negli Stati Uniti a causa dei malfunzionamenti verificatisi nel corso degli anni nei suoi sistemi di assistenza alla guida.

Il Tesla Cybercab utilizza un motore a magneti permanenti senza terre rare
Un altro aspetto in cui Tesla ha risparmiato sui costi è il motore del Cybercab, poiché, secondo quanto dichiarato dallo stesso Elon Musk, CEO dell’azienda, esso non contiene terre rare. Di solito questi elementi vengono utilizzati nei motori a magneti permanenti; tuttavia, da anni marchi come BMW o Renault hanno optato per motori a rotore avvolto privi di terre rare.
La grande novità è che Tesla sembra aver sviluppato un motore a magneti permanenti senza terre rare. Secondo l’azienda, si tratta di un dispositivo che è il 18% più piccolo e il 25% più leggero ed efficiente rispetto ad altri motori elettrici ad alte prestazioni. Il principale vantaggio dei motori a magneti permanenti è che sono più efficienti rispetto a quelli con rotore avvolto; infatti, Renault ha scelto un motore di questo tipo per il piccolo Twingo, che è l’auto elettrica con il consumo più basso della sua gamma.

Certo, la firma del rombo sta lavorando a due importanti evoluzioni per i suoi motori a rotore avvolto: da un lato, i Gen 2 Evo da 400 volt, che arriveranno l’anno prossimo, e dall’altro i Gen 3 da 800 volt, previsti per il 2028. Entrambe le famiglie di motori hanno come obiettivo migliorare le prestazioni e ridurre il consumo dei motori Gen 2 attuali presenti nei R5, R4, Mégane e Scénic.
La versione di accesso Five del R5 è stata la prima ad essere dotata di un motore Gen 2 Evo: nonostante sia più potente (109 CV invece di 95 CV), il suo consumo è inferiore; garantisce un’autonomia di 305 km secondo il ciclo WLTP grazie a una batteria da 36,5 kWh, praticamente uguale ai 310 km WLTP della versione precedente con batteria da 40 kWh. Il miglioramento è evidente.
Tornando a Tesla, dato che la Cina è il più grande esportatore di terre rare al mondo e considerando lo stato attuale delle relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e questo paese asiatico, non sorprende che l’azienda abbia deciso di optare per un motore privo di questi materiali per il Cybercab. Per ora, l’azienda non ha spiegato i dettagli della sua tecnologia a base di magneti permanenti senza terre rare.
Fonte | Electrek