Il CEO di BMW avverte sui veicoli cinesi in Europa: i loro prezzi sono “incredibilmente bassi”

22/09/2026 17:30
Aggiornato a
22/09/2026 17:30
In un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung e riportata da Reuters, Nedeljković afferma che alcuni automobili cinesi stanno arrivando sul mercato europeo con prezzi “incredibilmente bassi”. Tuttavia, il massimo responsabile di BMW non ritiene che la soluzione passi attraverso l’alzare ulteriormente barriere commerciali nei confronti della Cina.

BMW mette in dubbio come alcuni automobili cinesi possano essere vendute a quei prezzi
Questa dichiarazione arriva in un momento particolarmente delicato per i produttori europei. I marchi cinesi hanno aumentato rapidamente la loro presenza sul continente grazie a prezzi competitivi, tecnologia e una crescente offerta di automobili elettriche e ibride ricaricabili.
Nedeljković ritiene che alcune di queste offerte sollevino dubbi dal punto di vista economico. Il CEO di BMW ha affermato che determinate automobili cinesi vengono vendute in Europa a prezzi che “non sono comprensibili da una prospettiva aziendale”.
Per il dirigente, mantenere questa situazione potrebbe finire per alimentare le posizioni più protezionistiche all’interno dell’Europa. Proprio in questo momento Bruxelles sta valutando nuove soluzioni per affrontare il disallineamento commerciale con la Cina e proteggere un’industria automobilistica europea soggetta a una pressione crescente.

È interessante notare che Nedeljković non utilizza questa preoccupazione per chiedere nuove tasse sui veicoli provenienti dalla Cina. BMW mantiene una posizione critica nei confronti delle tariffe aggiuntive che l’Unione Europea applica già alle auto elettriche prodotte in quel paese asiatico.
Il CEO preferisce che Europa e Cina raggiungano accordi volontari sui prezzi, con condizioni che permettano di competere in un quadro ritenuto equo da entrambe le parti. La sua proposta prevede innanzitutto l’avvio di un dialogo politico per definire cosa possa essere considerato un prezzo di mercato, per poi tradurlo in misure concrete.
Nedeljković difende questa strada perché l’introduzione di nuove tariffe significherebbe un intervento ancora maggiore sul mercato. E riassume la sua posizione con un’altra frase chiara: “Nessuno è interessato a una escalation”.

Fino ad ora, le misure europee si sono concentrate principalmente sugli automobili elettriche prodotte in Cina. L’Unione Europea applica dazi aggiuntivi fino al 35,3% su determinate auto elettriche cinesi, dopo aver ritenuto che i loro produttori beneficiassero di sovvenzioni statali che distorcevano la concorrenza.
Tuttavia, gli ibridi ricaricabili prodotti in Cina non sono attualmente soggetti a tali dazi aggiuntivi, il che ha trasformato questa tecnologia in una nuova opportunità di crescita per i marchi asiatici in Europa. Alcuni produttori e responsabili politici europei hanno già proposto di estendere le misure commerciali anche a questi veicoli.
La Cina, dal canto suo, rifiuta che l’Europa chiuda progressivamente il proprio mercato. Il ministro cinese del Commercio, Wang Wentao, ha affermato proprio questa settimana che Pechino vuole risolvere le divergenze attraverso la negoziazione e ha avvertito contro un aumento del protezionismo europeo.
BMW ha interessi industriali in Cina
Anche la posizione di BMW ha una spiegazione legata all’industria. Il produttore tedesco mantiene una presenza significativa in Cina e vi produce, tra gli altri modelli, il MINI Cooper elettrico destinato anche ai mercati esteri.
Questo colloca BMW in una situazione diversa rispetto ad altri produttori che producono appena veicoli in Cina. Un aumento delle barriere commerciali può proteggere alcuni modelli prodotti in Europa, ma può anche penalizzare quei gruppi europei che utilizzano fabbriche cinesi all’interno della propria struttura industriale.
Perciò BMW da tempo sostiene che una guerra tariffaria può finire per danneggiare entrambe le parti. Nedeljković riconosce ora che il prezzo di alcuni automobili cinesi rappresenta un problema per la competitività europea, ma insiste nel cercare una soluzione negoziata piuttosto che introdurre nuove barriere.