DS: il direttore dello stile ci spiega cosa cambierà con il “design intelligente” nei futuri modelli


In occasione della presentazione del concetto “F3VER”, abbiamo incontrato Thierry Metroz, responsabile dello stile di DS. Ci parla dello studio stilistico che prefigura la futura DS3, del nuovo approccio alla progettazione delle DS e dell’idea di creare una DS in stile neo-retro.
Con gli sviluppi del piano strategico “Fastlane 2030”, qual è ora il ruolo di DS all’interno di Stellantis?
Siamo entrati a far parte del marchio Citroën, il che è senz’altro una buona notizia per DS: siamo meno isolati. Potremo creare sinergie con Citroën, con Xavier Chardon che guida entrambi i marchi. Far parte di questo gruppo ci conferisce potenzialmente molto più peso e ci permette di ottenere risultati migliori rispetto a quanto avremmo potuto raggiungere da soli.
E DS ha trovato il proprio posizionamento nel mercato premium? Cosa distingue questo marchio dai concorrenti di fascia alta, in particolare quelli tedeschi?
Nell’intera storia di DS non abbiamo mai voluto posizionarci direttamente contro i costruttori tedeschi: non è il nostro obiettivo. Abbiamo sempre cercato di esprimere valori diversi, soprattutto per quanto riguarda il comfort delle nostre auto o la raffinatezza e la qualità degli interni. L’abbiamo dimostrato ancora con il DS N°7, acclamato dalla stampa come un riferimento in termini di comfort. Quindi operiamo su territori completamente diversi, abbiamo il nostro spazio espressivo proprio. Il nostro posizionamento è quello di essere il marchio francese più distintivo.
Mentre Citroën riproporrà la 2 CV, da DS non c’è alcuna intenzione di adottare uno stile neo-retro: pensiamo inevitabilmente alla DS originale, il modello iconico.
Niente è proibito! Ma per essere precisi, ci sono due icone. Prima di tutto la DS del 1955, che potrebbe eventualmente diventare un veicolo su cui creare una versione moderna con quel che voi chiamate retro-design. È sempre molto difficile modificare un’icona come la DS. Se si vuole realizzare una rivisitazione della DS, bisogna essere all’altezza di tale icona, e la DS non riguarda soltanto lo stile. L’auto aveva uno stile eccezionale, ma presentava anche un forte vantaggio tecnologico rispetto a tutto ciò che esisteva alla sua epoca. Pensiamo alla sospensione idraulica, ai fari direzionali, alle porte senza telaio… C’era un contenuto tecnologico che ha contribuito notevolmente al suo status di icona. Se si realizza una rivisitazione, si può ispirarsi allo stile, ma l’auto deve anche essere all’avanguardia tecnologica. È qualcosa che si potrebbe fare, non ci si deve limitare…
Non mi piace affatto, ma se lo facciamo, dobbiamo farlo bene. La DS del 2035 o 2040 dovrebbe essere altrettanto innovativa di quella del 1955, sia per il design che per la tecnologia.La seconda icona è la DS3?
Sì, esattamente. Dopo la DS del 1955 è arrivata la prima generazione di DS3, lanciata nel 2010, che per noi rimane l’auto fondatrice del marchio DS e un vero successo: ne abbiamo vendute 500.000 unità. C’è un vero affetto per quest’auto, esistono persino dei club dedicati. Con il concetto “F3VER” vogliamo fare riferimento a essa; ha infatti dei legami con la prima generazione di DS3.
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Quali sono questi legami tra F3VER e DS3?
Innanzitutto le proporzioni: un’auto molto compatta, molto dinamica, molto agile. È come un piccolo giocattolo con cui potrò divertirmi. C’è anche una certa semplicità nella forma, soprattutto sui lati e sul retro, che è molto arrotondato. Era presente l’originalità della firma luminosa: la prima DS3 fu una delle prime auto ad avere una firma luminosa verticale o un effetto 3D nei fari. L’abbiamo ripresa nel concept utilizzando tecnologie moderne per potenziare l’effetto di profondità.
C’è anche un riferimento all’aletta di squalo, questa volta sul tetto.
La prima DS3 era una tre porte, quindi era semplice posizionare il paraurti posteriore dietro la portiera anteriore. Nella seconda DS3 sono arrivate alcune critiche riguardo a questa posizione, poiché il paraurti ostacolava leggermente la visibilità per i passeggeri posteriori. In questa versione il problema è stato risolto. Sul F3VER, il paraurti ha una forma simile a un anello di bandiera, posizionato dopo le portiere. Non ci sono più problemi di visibilità e questo permette di reinventare e modernizzare questo elemento.

Il concetto ha una lunghezza di 4,19 metri. Si tratta ancora di un modello urbano?
Abbiamo scelto volontariamente queste dimensioni per l’auto perché vogliamo che sia versatile. Non volevamo assolutamente creare un’auto piccola destinata esclusivamente all’uso urbano. Questa lunghezza rimane ragionevole in città e abbiamo lavorato sulle proporzioni affinché l’auto appaia molto compatta. Mantiene agilità nel traffico urbano, ma a bordo si percepisce che ci sia spazio sufficiente sul retro e un grande bagagliaio. Si può viaggiare in vacanza con essa! Per raggiungere questo risultato, dispone di un passo lungo 2,70 metri, una dimensione generosa per un’auto così compatta. Ciò permette anche di installare una batteria più grande, sempre a vantaggio della versatilità.
Quando abbiamo esaminato insieme il concept, avete parlato di design intelligente. Cosa significa?
Iniziamo con questo concetto questa filosofia: vogliamo progettare automobili con meno componenti, sia all’esterno che all’interno. Disegnare auto molto più semplici presenta tre vantaggi. Il primo vantaggio è che, essendoci meno componenti da progettare, si può procedere molto più velocemente in termini di tempi di sviluppo del progetto, dato che sappiamo che questo rappresenta uno dei limiti dell’industria europea.
Il secondo vantaggio è la qualità percepita. Meno parti da assemblare all’esterno significa meno problemi di allineamento o di differenze di colore. Infine, il terzo vantaggio è che ciò permette di ridurre i costi e di abbassare i prezzi. In questo modo vogliamo rendere le DS ancora più desiderabili per un pubblico più ampio.
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