Dopo i tram, Europa punta agli ibridi cinesi

L’UE vuole che la Cina limiti volontariamente le esportazioni di veicoli ibridi. In assenza di un accordo, Bruxelles potrebbe adottare misure proprie.
Nel 2024, l’Unione Europea ha deciso di applicare tariffe aggiuntive agli automobili elettriche prodotte in Cina. Tuttavia, i veicoli ibridi e ibridi plug-in prodotti in quel paese sono rimasti esclusi da questo nuovo regime.
Da allora, nonostante i numerosi tentativi di negoziazione, i produttori cinesi hanno cercato modi per aggirare questa barriera. Alcuni hanno addirittura iniziato a puntare sulla produzione sul suolo europeo per evitare le tariffe.
Per i veicoli ibridi, invece, l’ingresso nel mercato europeo è stato più semplice. Un vantaggio che Bruxelles ora vuole ridurre, estendendo le misure di protezione a questo tipo di veicoli.
O va bene… o va male
La proposta arriva in un momento in cui le vendite di veicoli ibridi cinesi in Europa stanno crescendo rapidamente. Attualmente la loro quota è intorno al 33%, mentre le importazioni di veicoli ibridi prodotti in Cina supereranno le 50.000 unità già entro luglio 2026.
A gennaio la Commissione Europea ha confermato che non era in corso alcuna indagine specifica sui veicoli ibridi cinesi, ma a giugno sono emersi rumors secondo cui potrebbero essere in preparazione misure per frenarne le vendite.
Pur per ora, Bruxelles sembra disposta a esplorare una soluzione diversa: invece di introdurre subito nuove tariffe, intende che Pechino accetti volontariamente di limitare le esportazioni.
Se la Cina non accetterà di frenare la crescita delle esportazioni, l’UE potrà adottare le proprie misure. Questa possibilità è stata riassunta da un funzionario europeo citato dal Financial Times: “Se non limiteranno le esportazioni nel nostro mercato, lo faremo noi. Si tratta di fermare la deindustrializzazione. Dobbiamo agire. Si tratta di gestire il commercio”.
Il problema va oltre le automobili
La pressione sui modelli ibridi cinesi fa parte di una discussione commerciale molto più ampia. Bruxelles sta inoltre cercando di limitare le esportazioni cinesi di altri prodotti, come quelli chimici, al contempo in cui intende aumentare gli acquisti cinesi di prodotti europei.
La questione è particolarmente rilevante per l’industria automobilistica, che deve fare i conti non solo con l’aumento delle importazioni di veicoli cinesi, ma anche con una crescente pressione sulla produzione europea.

Pechino, dal canto suo, respinge le accuse di sovraproduzione e di sussidi statali che distorcono la concorrenza, ritenendo che tali preoccupazioni vengano utilizzate per giustificare misure protezionistiche.
Bruxelles vuole risultati concreti nelle negoziazioni con la Cina già all’inizio di ottobre, data in cui il commissario europeo per il Commercio, Maroš Šefčovič, dovrebbe recarsi nel paese.