Dacia lancia una petizione in Europa per ridurre il costo delle auto: “Stanno diventando troppo care”.

Il prezzo delle auto nuove in Europa continua a salire e Dacia ritiene che una parte importante del problema risieda nell’aumento delle norme da rispettare per ogni modello. Il marchio rumeno ha chiesto alle istituzioni europee di congelare temporaneamente le nuove esigenze per le auto di piccole dimensioni, al fine di ridurre i costi e ripristinare un’offerta di mobilità più accessibile.
La richiesta proviene da Katrin Adt, amministratore delegato di Dacia, che durante la presentazione della nuova generazione del Dacia Spring ha spiegato ad Autocar che il mercato europeo ha perso circa 3 milioni di automobili dal 2019 e che le vendite non hanno ancora raggiunto i livelli precedenti alla pandemia. Secondo Adt, il problema ha conseguenze industriali molto più gravi di quanto possa sembrare a prima vista: quei 3 milioni di automobili corrisponderebbero, secondo i suoi calcoli, alla produzione di circa dieci fabbriche, oltre a milioni di pneumatici, sedili e altri componenti.
La responsabile di Dacia ritiene che una delle principali cause di questo calo sia l’aumento dei prezzi delle auto nuove. E in merito a questo aumento dei costi indica direttamente la regolamentazione europea, soprattutto a causa dell’accumulo di requisiti legati alle emissioni e alla sicurezza. La questione sollevata da Dacia non è quella di eliminare le normative, ma di chiedersi fino a che punto tutte queste contribuiscano a un beneficio tale da compensare il costo aggiuntivo per l’acquirente.

L’impatto per un produttore come Dacia è particolarmente significativo. Il marchio afferma di destinare attualmente circa il 25% del proprio budget per ricerca e sviluppo, nonché del proprio team di ingegneri, al rispetto delle diverse normative richieste. Adt sostiene inoltre che Dacia abbia già dovuto adeguarsi a circa un centinaio di regolamenti e che ne rimangano ancora 107 da rispettare prima della fine del decennio.
Adt ha fatto esempio dei sistemi di assistenza alla guida. Secondo quanto spiegato, uno dei pulsanti più utilizzati dai conducenti nelle loro auto è quello che permette di silenziare gli avvisi acustici associati a tali sistemi. Il loro argomento è che ciò dovrebbe spingere a chiedersi se determinate esigenze siano davvero in linea con le necessità dei clienti o se, in alcuni casi, non aggiungano semplicemente complessità senza fornire un beneficio equivalente.
Perciò Dacia, insieme ad altri produttori, ha chiesto alla Commissione Europea il congelamento delle nuove normative applicabili alle auto di piccole dimensioni. L’obiettivo è avere un periodo di stabilità che consenta di continuare a produrre modelli accessibili, mentre l’industria affronta al contempo la transizione verso le auto elettriche e la pressione sui costi.

La richiesta di Dacia arriva inoltre in un momento in cui anche il gruppo Renault chiede modifiche al ritmo di introduzione delle nuove normative. Fabrice Cambolive, responsabile di Renault, ha parlato di un autentico “tsunami” regolatorio e ha sostenuto una congelazione delle nuove esigenze per dieci anni. Il suo argomento è che disporre di un quadro più stabile permetterebbe di concentrare le risorse sulla riduzione dei prezzi e sul progresso nell’elettrificazione.
Non è la prima volta che Dacia collega direttamente una regolamentazione più flessibile alla possibilità di produrre automobili urbane estremamente economiche. Katrin Adt aveva già sottolineato in precedenza che un contesto normativo diverso potrebbe facilitare la produzione del Dacia Hipster, un piccolo modello pensato per offrire una mobilità di base e accessibile. Interrogata ora sulla situazione di quel progetto, la responsabile di Dacia si è limitata a rispondere che bisognerà stare attenti.
Il dibattito ha inoltre un altro aspetto. L’Europa sta introducendo nuove richieste proprio con l’obiettivo di migliorare la sicurezza, ridurre le emissioni inquinanti e aumentare la durata di certi componenti. Ad esempio, il regolamento Euro 7 stabilisce nuovi requisiti relativi alle emissioni e alla durata delle batterie, con un’attuazione graduale a partire dalla fine del 2026 e del 2027 in base al tipo di veicolo.

Il problema sollevato da Dacia è quindi dove trovare l’equilibrio. Un’auto piccola a prezzo contenuto può avere costi aggiuntivi inferiori rispetto a una berlina o a un SUV che costa diversi migliaia di euro in più, e ogni nuovo sistema obbligatorio ha un impatto proporzionalmente maggiore sul prezzo finale dei modelli più semplici.
La discussione è particolarmente rilevante per Dacia perché gran parte della sua strategia si basa proprio sul proporre automobili con una relazione tra prezzo e dotazioni diversa da quella degli altri produttori. Il marchio stesso considera tra le proprie priorità offrire al cliente ciò che è essenziale e controllare i costi dei propri prodotti.
La richiesta di congelare le normative non significa che Dacia voglia abbandonare l’elettrificazione. Anzi, il marchio sta ampliando la sua gamma di modelli elettrificati e il Dacia Spring rimane uno dei suoi modelli chiave in questo ambito. Quello che sostiene la dirigenza è che la transizione verso automobili elettriche accessibili sarà molto più complicata se ogni nuova generazione dovrà affrontare contemporaneamente un numero crescente di requisiti e costi di sviluppo.
Il dibattito è appena iniziato, ma ha una conseguenza molto concreta per il mercato europeo: se i produttori dovranno destinare sempre più risorse per soddisfare nuove normative, una parte di questi costi finirà per essere trasferita al prezzo che paga l’acquirente. E nelle auto di piccole dimensioni, dove il margine di profitto è molto più ridotto, questa differenza può determinare se un modello rimane effettivamente accessibile o smette di esserlo.