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La produzione di un’auto elettrica cinese costa 20.000 dollari, mentre quella di un’auto europea ne richiede 31.000. Solo i sussidi non spiegano da soli questa differenza di costo.

La produzione di un’auto elettrica cinese costa 20.000 dollari, mentre quella di un’auto europea ne richiede 31.000. Solo i sussidi non spiegano da soli questa differenza di costo.

L’agenzia di consulenza AlixPartners ha calcolato quanto costa produrre un’auto elettrica in Cina e in Europa. Un marchio cinese che produce nel proprio paese spende circa 20.000 dollari per un’auto, mentre l’equivalente europeo costa al produttore 31.000 dollari. La differenza è in media di circa il 35% e, secondo l’analisi, deriva principalmente dalla struttura delle aziende e dalle catene di approvvigionamento, non solo dagli sussidi stessi.

L’idea che Pechino abbassi artificialmente i prezzi per indebolire l’industria globale è diffusa in Europa. AlixPartners non afferma che non esistano aiuti statali; tuttavia dimostra che sovvenzioni e agevolazioni non spiegano l’intera disparità. Si tratta di calcoli effettuati da un’agenzia di consulenza, non di un audit indipendente delle fabbriche, ma l’entità della differenza è comunque impressionante.

Le batterie e l’energia costano di più in Europa

Il primo problema è la batteria. Secondo un rapporto, la produzione europea di batterie e l’approvvigionamento delle materie prime dipendono eccessivamente da forniture esterne. La principale fonte europea di materiali è il riciclo delle batterie, ma le sue capacità sono troppo limitate per sostenere la produzione di celle. A ciò si aggiungono i costi dell’energia, chiaramente più alti negli Stati Uniti e in Cina.

AlixPartners propone quindi una soluzione basata interamente su fondi pubblici: incentivi per le aziende che costruiscono e gestiscono fabbriche di batterie. L’azienda suggerisce addirittura sovvenzioni per coprire i costi energetici quando tali impianti sono in funzione.

China Speed, ovvero meno livelli decisionali

Il secondo aspetto è organizzativo. Gli analisti descrivono il fenomeno chiamato “China Speed”: i produttori cinesi accorciano e accelerano i processi decisionali rispetto agli standard del settore. Hanno meno livelli di gestione e i test avvengono in gran parte in modo virtuale. La verifica fisica con la partecipazione di persone avviene soltanto alla fine.

Questo si nota sia nei software che nelle piattaforme e nell’ergonomia. I marchi cinesi introducono più rapidamente nuove tecnologie. Tuttavia, il prezzo di questa velocità può essere elevato. Nell’auto Lynk & Co, un errore nel software permetteva di spegnere accidentalmente i fari tramite comandi vocali mentre si guidava. Un incidente coinvolgendo il modello Z20 è diventato virale sui media cinesi. In quell’occasione è emerso che lo stesso problema riguardava anche automobili di altri marchi.

I dazi danno solo tempo

AlixPartners conclude con un avvertimento: le tariffe doganali concedono all’Europa soltanto tempo per recuperare terreno e non distruggeranno il vantaggio competitivo della Cina. La localizzazione della produzione delle auto cinesi in Europa ridurrà in parte il vantaggio sui costi, poiché le isolerà dalla catena di approvvigionamento nazionale. Tuttavia, il vantaggio strutturale legato al modo in cui vengono gestite le aziende rimarrà intatto.

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