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Mercato

La Cina non scherza: vuole a tutti i costi evitare che le sue marche commettano all’estero lo stesso errore.

La Cina non scherza: vuole a tutti i costi evitare che le sue marche commettano all’estero lo stesso errore.

04/09/2026 15:45

Aggiornato a

04/09/2026 15:45

La Cina da anni incoraggia i propri produttori automobilistici ad espandersi all’estero, ma ora inizia a preoccuparsi anche di come stiano conquistando tali mercati. Il governo cinese ha pubblicato nuove linee guida per regolamentare l’attività internazionale delle sue aziende, e uno dei messaggi è particolarmente significativo: la guerra dei prezzi che scuote il mercato cinese non dovrebbe diffondersi in modo incontrollato nel resto del mondo.

Le norme, pubblicate il 1° settembre, richiedono alle aziende di rispettare la legislazione di ciascun paese, inclusi i regolamenti sulla concorrenza, la protezione dei dati, la lotta alla corruzione e la proprietà intellettuale. Tuttavia Pechino pone inoltre l’accento sulla politica commerciale, chiedendo che i prezzi vengano determinati tenendo conto dei costi e delle condizioni reali di ciascun mercato.

Non si tratta di un divieto di vendita di automobili economiche. Il punto chiave è evitare strategie che possano alterare artificialmente la concorrenza, finendo per danneggiare non solo i concorrenti locali, ma anche l’immagine di tutto il settore cinese.

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La Cina ha esportato 8,32 milioni di veicoli in un solo anno

La preoccupazione sorge quando l’automobile cinese ha già una dimensione globale difficile da ignorare. Nel 2025, la Cina ha esportato circa 8,32 milioni di veicoli in oltre 200 mercati, mentre le sue aziende avevano effettuato investimenti nel settore automobilistico in più di 80 paesi.

Produttori come BYD, Chery, Geely o SAIC hanno smesso di dipendere esclusivamente dalle esportazioni e stanno aprendo fabbriche, reti commerciali e strutture proprie al di fuori della Cina. Questo sviluppo rende la reputazione del settore una questione strategica per Pechino.

All’interno della Cina, la situazione è piuttosto diversa. Decine di produttori competono attraverso sconti continui, promozioni e lanci sempre più rapidi. In alcuni casi, questa pressione ha costretto le aziende ad accettare margini di profitto molto ridotti, aprendo persino il dibattito sulle vendite al di sotto dei livelli sostenibili. Trasferire questa dinamica all’estero potrebbe generare una reazione politica ancora più intensa.

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L’Europa è uno dei mercati su cui la Cina punta di più

Per la Spagna e il resto dell’Europa, le nuove linee guida arrivano in un momento particolarmente delicato. L’Unione Europea da anni esamina il sostegno pubblico ricevuto dalle auto elettriche prodotte in Cina e ha già adottato dazi aggiuntivi per compensare ciò che considera un vantaggio derivante da determinate sovvenzioni.

A ciò si aggiunge una crescente preoccupazione per l’enorme capacità produttiva della Cina. Se i marchi cercheranno di immettere questo surplus in Europa attraverso sconti sempre più elevati, la tensione con i produttori locali potrebbe aumentare ulteriormente.

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Perciò il messaggio di Pechino ha un significato interessante: la Cina vuole che le sue automobili continuino a conquistare quote di mercato internazionali, ma non a ogni costo.

Per i suoi produttori, vendere a prezzi molto bassi può aiutarli ad entrare rapidamente in un paese. Il problema sorge se questa strategia distrugge i margini di profitto, provoca accuse di concorrenza sleale o scatena nuove barriere commerciali.

La Cina ha già dimostrato di poter produrre automobili elettriche e ibride su larga scala. La sua prossima sfida sarà piuttosto diversa: far sì che BYD, Chery, Geely, SAIC e le altre aziende competano tra loro per conquistare il mondo senza trasformare ogni nuovo mercato in un’altra guerra dei prezzi come quella che conducono nel proprio paese.