Camion elettrico: Powermust vuole risolvere il problema del carico nel deposito


I camion elettrici stanno entrando a far parte delle flotte, ma la loro ricarica nei depositi rimane una sfida difficile per i trasportatori. Presente a Technotrans, la giovane azienda Powermust si posiziona come partner “chiavi in mano”, dalla progettazione alla supervisione delle colonne di ricarica, e presenta diverse soluzioni pensate per affrontare le esigenze specifiche di questo settore.
Avere un camion elettrico è una cosa, ricaricarlo ne è un’altra. È proprio in questo ambito che si è posizionata Powermust, che intende offrire ai trasportatori una soluzione completa, dalla progettazione all’uso effettivo. “Nel trasporto su strada non si può permettere errori: un camion che non è ricaricato non parte”, afferma Christophe Tharrault. Ex presidente di Volvo Trucks France, ha fondato Powermust alla fine del 2025.
Da leggere anche
Camion elettrici: bisogna accelerare l’installazione di colonne di ricarica nei depositi
Powerium: un simulatore gratuito per progettare al meglio le proprie installazioni
La progettazione rimane senza dubbio la fase più cruciale per i professionisti dei trasporti. Abituati da sempre ai carburanti liquidi, hanno ancora molto da scoprire sull’ecosistema di ricarica dei camion pesanti. Potenza della stazione, numero di punti di carica, ricarica lenta di notte o rapida durante il giorno, aggiunta di batterie di accumulo… le scelte tecniche possono influenzare notevolmente il budget, sia in termini di investimento che di costi operativi. Ecco perché Powermust ha sviluppato Powerium, un simulatore disponibile gratuitamente online sul suo sito, senza limiti di simulazioni dopo la registrazione.


Il secondo aspetto riguarda l’aspetto economico e ambientale. Sulla base del chilometraggio annuo, della durata di utilizzo, del consumo di diesel e del costo dell’energia, Powerium calcola il risparmio annuo ottenuto passando dal diesel all’elettrico, su uno o più anni, nonché le emissioni di CO2 evitate per tutta la vita utile del camion. Calcola addirittura, in base all’indirizzo della sede, la superficie di pannelli solari necessaria per coprire i bisogni di ricarica in autoconsumo totale o parziale. Questo fa sì che alcuni clienti tornino in sé: “Abbiamo avuto clienti che ci dicevano: abbiamo 20 m² di pannelli, faremo funzionare i camion. Ma i camion non ci sono quando splende il sole!”, sorride Christophe Tharrault.
Un gruppo di partner
Per coprire l’intera catena, Powermust si affida a partner selezionati con cura.
Per quanto riguarda l’hardware, l’azienda distribuisce le colonne di ricarica prodotte da Alpitronic, leader europeo nella ricarica rapida, e da Siemens, nonché le batterie di accumulo di CATL. Ciò permette di offrire sia caricabili mobili da 40 kW che stazioni di ricarica con potenza superiore ai megawatt.
Per l’installazione, il collaudo, la manutenzione e la supervisione delle colonne, Powermust ha collaborato con Vinci Energies attraverso il suo marchio Omexom; la rete di quest’ultimo comprende ancora oggi un’azienda situata a meno di 70 chilometri da ogni centro di distribuzione. In questo modo il trasportatore ha un unico interlocutore, dal primo incontro fino alla gestione quotidiana.
Colonne adattate alle esigenze dei trasportatori
Oltre al simulatore, i fornitori adattano il proprio materiale alle realtà del trasporto. Ben noto nel settore della ricarica ultraveloce, Alpitronic ha presentato il suo nuovo Depot Satellite. Questo dispositivo compatto può essere fissato al muro, a terra o su un supporto, per ricaricare i camion in banchina o sotto un portico. “È possibile erogare fino a 400 kW per connettore. È più semplice, più leggero e si integra molto più facilmente in un deposito”, spiega Alain Costa, responsabile delle vendite di Alpitronic in Francia.
Un’altra novità, ancora più inaspettata: il PowerSkid 50, una stazione Alpitronic da 50 kW montata su un supporto metallico in formato europaletta. “Il carrello elevatore la posiziona a terra, Vinci si occupa di collegare l’elettricità e subito possiamo iniziare a utilizzarla”, spiega Christophe Tharrault. Senza bisogno di ingegneri civili, è rivolta ai trasportatori che affittano attrezzature sul proprio sito, ai noleggiatori di camion o a coloro che effettuano la ricarica presso i clienti. Il produttore offre inoltre un sistema di supporti.
Per chi è alle prime armi, Powermust mette a disposizione anche un caricabatterie mobile Siemens in affitto, per periodi brevi o fino a 60 mesi, collegabile semplicemente a una presa industriale. Ideale per il primo camion o quando il veicolo arriva prima che sia pronta la stazione di ricarica.
Da leggere anche
Camion elettrici: Decade Energy raccoglie fondi per sviluppare la ricarica nei depositi logistici

Batterie per potenziare i depositi sotto dimensionati
Un altro strumento sottolineato da Powermust è lo stoccaggio. L’azienda distribuisce le batterie di CATL, che possono essere abbinate alle colonne di carica per superare i limiti di potenza del sito. Il principio è semplice: «Si accumula energia lentamente, al ritmo della presa di corrente, e quando arriva il camion, le batterie si scaricano molto rapidamente verso la colonna di carica. In questo modo si trasforma un deposito a bassa potenza in uno ad alta potenza», spiega Christophe Tharrault.

Vicini alla capacità di una grande batteria per camion, questi armadi sono trasportabili e possono essere installati all’interno di un container. Permettono inoltre di conservare l’energia solare prodotta durante il giorno, quando i camion sono in viaggio, per ricaricarli di notte. Una soluzione più costosa, ma a volte l’unica possibile a causa dei tempi di connessione alla rete Enedis. “Bisogna aspettare fino a nove mesi tra il momento in cui il cliente chiama e quello in cui i lavori vengono eseguiti”, afferma Christophe Tharrault. La Francia è comunque più fortunata rispetto ad alcuni dei suoi vicini: nei Paesi Bassi i tempi di attesa si contano in anni.
Anche la fattura aumenta se è necessario ricavare l’energia lontano dalla sede, da cui deriva l’importanza di decidere in anticipo se optare per il collegamento alla rete o per le batterie. E a differenza delle colonne elettriche, idonee al programma Advenir, il collegamento rimane per lo più a carico del fornitore di trasporto.
Tali tempi ritardati impediscono a Powermust di stabilire obiettivi precisi. “Il numero di progetti in fase di sviluppo è enorme. Ma quante di queste riusciranno a concludersi entro un anno, non posso dirlo”, ammette Christophe Tharrault.
