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Blocco tir? Il paradosso degli incentivi ai camion inquinanti

Blocco tir? Il paradosso degli incentivi ai camion inquinanti

Il blocco degli autotrasportatori ha svuotato i supermercati e provocato pesanti danni all’agricoltura, costringendo molti produttori a distruggere tonnellate di prodotti. Oggi, però, invece di favorire l’indipendenza dal gasolio, il cui prezzo resta esposto alle tensioni geopolitiche internazionali, il governo punta a sostenere il rinnovo dei mezzi più inquinanti.

Il fondo da 590 milioni destinato ai mezzi inquinanti

Si parla del fondo da 590 milioni destinato al rinnovo del parco veicoli tra il 2027 e il 2031. Da mesi il settore attende lo sblocco delle risorse, lo ha chiesto ancora una volta Anfia nei giorni scorsi, e la Commissione europea ha espresso perplessità sull’approccio di Meloni e Salvini. Il nodo è che oltre mezzo miliardo di euro finanziano anche l’acquisto di nuovi mezzi con motore endotermico: camion più efficienti e con minori consumi, ma comunque alimentati da combustibili fossili. In questo modo si riducono consumi ed emissioni rispetto ai veicoli più vecchi, ma non si affronta il tema della dipendenza strutturale dal petrolio.

Il viceministro Edoardo Rixi: “Dobbiamo tenere l’endotermico”

Ci sono 590 milioni di euro destinati a incentivare il rinnovo del parco mezzi dell’autotrasporto, un fondo già costruito attorno al principio della neutralità tecnologica che, nei fatti, consente di continuare a finanziare anche i motori endotermici. Dopo le recenti proteste del settore, questa impostazione addirittura si rafforza.

A confermarlo sono le parole del viceministro dei Trasporti, Edoardo Rixi: «Stiamo sbloccando 590 milioni per il rinnovo dei mezzi dell’autotrasporto. Su questo abbiamo avuto un confronto anche a livello europeo, perché quello che ci chiedono tutte le associazioni è di mantenere l’endotermico, oltre ai nuovi carburanti, perché oggi il trasporto pesante si basa ancora sul motore diesel e quindi, inevitabilmente, sul motore endotermico».

Il risultato è che una parte consistente delle risorse pubbliche continuerà a sostenere veicoli alimentati da combustibili fossili. Mezzi più efficienti rispetto a quelli che sostituiscono, certamente, ma che non modificano la dipendenza strutturale del settore dal petrolio e dalle sue inevitabili oscillazioni di prezzo.

La parola che manca: elettrificazione

Ma non è finita qui. Rixi ha aggiunto che «per via amministrativa, stiamo sbloccando i 590 milioni, dando la priorità a chi non ha mezzi Euro 5, 6 e 7, quindi a chi ha mezzi Euro 0-4, anche a motore endotermico, cosa che aveva contestato l’Ue».

La scelta, quindi, non punta soltanto a sostituire i veicoli più vecchi con mezzi più efficienti, ma continua a sostenere una tecnologia che resta legata ai combustibili fossili. Camion certamente meno inquinanti rispetto a quelli che rimpiazzano, grazie ai progressi compiuti sui motori e sui sistemi di abbattimento delle emissioni, ma ancora totalmente dipendenti da gasolio e petrolio.

Blocco tir

Una dipendenza che espone il settore alle tensioni geopolitiche internazionali, come si è visto con l’invasione russa dell’Ucraina e, più recentemente, con la guerra in Medio Oriente, che hanno avuto effetti immediati sui prezzi dei carburanti. In altre parole, si attenua un problema nell’immediato, ma non si costruisce un percorso verso una reale autonomia energetica del trasporto pesante. Si rinnova il parco circolante, ma si rimanda ancora una volta la transizione verso tecnologie capaci di affrancare il settore dalla volatilità delle fonti fossili.

Negli altri Paesi incentivi generosi per i camion elettrici

Un Paese particolarmente attivo sul fronte dell’elettrificazione del trasporto pesante è la Gran Bretagna. Per ridurre il divario di prezzo tra camion elettrici e diesel, che in alcuni casi può arrivare a essere quasi triplo, il governo britannico ha previsto incentivi fino a 140 mila euro per veicolo. Parallelamente sono state sostenute 40 di stazioni di ricarica dedicate ai mezzi pesanti e avviati programmi di monitoraggio su flotte elettriche per individuare le soluzioni operative più efficienti.

Blocco tir

Anche altri Paesi europei stanno lavorando su strategie di lungo periodo. In Germania si registrano test sulla costruzione di un ecosistema capace di rendere economicamente sostenibile il trasporto merci elettrico, mentre in Olanda l’introduzione delle zone a zero emissioni nelle città ha accelerato l’adozione dei veicoli elettrici per la logistica urbana.

Prezzi alle stelle: colpa di fonti fossili e cambiamento climatico

Si tratta di iniziative diverse tra loro, ma accomunate da un obiettivo: creare le condizioni per un sistema di trasporto merci progressivamente decarbonizzato. Un percorso complesso e non privo di ostacoli, che però viene accompagnato da investimenti pubblici mirati. Una strategia che appare molto più orientata al futuro rispetto all’intervento italiano, dove oltre mezzo miliardo di euro continua a essere destinato anche al rinnovo di veicoli alimentati da combustibili fossili.

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