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Tecnologia

Batterie delle auto elettriche: all’Europa resterebbero solo tre anni per salvare la sua industria

Batterie delle auto elettriche: all’Europa resterebbero solo tre anni per salvare la sua industria

L’Europa ha investito in modo massiccio per far nascere un’industria locale delle batterie, ma questa è fragile di fronte alla concorrenza asiatica. In un nuovo rapporto, la Backbone Coalition ritiene che i prossimi tre anni saranno determinanti. L’associazione chiede maggiori aiuti per la produzione, una preferenza europea e misure commerciali contro i cinesi.

Le gigafabbriche sono sorte in Europa, ma la battaglia è ancora lontana dall’essere vinta dai produttori del Vecchio Continente. Mentre diversi progetti hanno subito ritardi o difficoltà finanziarie, una nuova coalizione vuole convincere Bruxelles ad andare molto oltre per consolidare l’intera catena di valore delle batterie.

Tre anni decisivi in arrivo

Nel suo rapporto “Europe’s Electric Backbone”, la Backbone Coalition ritiene che il periodo disponibile per agire sia estremamente ridotto. Secondo l’associazione, i prossimi tre anni saranno fondamentali per impedire che investimenti, competenze e centri di ricerca si spostino in modo permanente negli Stati Uniti, in Cina o in altre regioni.

La questione va ormai oltre l’auto elettrica: le batterie vengono utilizzate anche per la conservazione dell’energia nella rete elettrica, nei data center, nell’industria e persino nella difesa. Pertanto la coalizione ritiene che l’Europa debba mantenere capacità sia nelle cellule stesse, sia nei materiali, negli impianti di produzione e nei software.

Ulteriori aiuti per la produzione

Tra le proposte c’è un cambiamento nel modo in cui vengono sostenuti i produttori. Invece di meccanismi «complessi» e «troppo lenti», il rapporto suggerisce, ad esempio, un aiuto fisso per kWh di celle o componenti prodotti in Europa. L’obiettivo è fornire maggiore trasparenza agli industriali e agli investitori privati.

La coalizione vuole inoltre rafforzare i criteri «Made in UE» negli aiuti all’acquisto, nella fiscalità e nei bandi pubblici. Propone che alcuni componenti strategici siano progressivamente soggetti a requisiti di produzione europea a partire dal 2027. Una proposta in linea con il «Battery Booster» adottato da Bruxelles.

Dazi sulle batterie?

Un’altra ipotesi più aggressiva: avviare un’indagine antisubvenzioni sulle batterie cinesi. Il rapporto propone di estendere alle cellule, ai sistemi di gestione delle batterie e all’immagazzinamento statico una parte della logica già utilizzata dall’Unione europea per i veicoli elettrici importati dalla Cina. Vi ricorda qualcosa?

Qui l’obiettivo non è riportare interamente la catena di produzione in Europa. La coalizione sostiene piuttosto la creazione di una base industriale europea sufficientemente solida per limitare una dipendenza eccessiva dai fornitori stranieri.