L’Australia ha inventato un’altra modalità per estrarre idrogeno pulito, economico ed efficiente, utilizzando un metallo che reagisce con l’acqua ed è riutilizzabile.

01/11/2026 07:00
Aggiornato a
01/11/2026 07:00
L’idrogeno è da anni considerato uno dei pilastri potenziali per la transizione energetica, ma la sua produzione rimane limitata da costi elevati, un consumo energetico intenso e la dipendenza da acqua purificata.
In questo contesto, un team dell’Università di Sydney ha sviluppato un metodo alternativo che mira a superare queste barriere utilizzando luce solare e metallo liquido.

Acqua di mare, luce, gallio e riutilizzabile
Lo studio, pubblicato il 10 febbraio 2026, propone un sistema in grado di produrre idrogeno sia da acqua dolce che da acqua di mare, il che ne amplia notevolmente l’applicabilità rispetto alle tecnologie convenzionali.
Il processo si basa sull’uso del gallio, un metallo con un basso punto di fusione che può rimanere in stato liquido vicino alla temperatura ambiente. Nell’esperimento, piccole particelle o gocce di gallio vengono immerse in acqua e esposte alla luce (solare o artificiale), il che attiva una reazione chimica sulla loro superficie.
Il fattore chiave è il comportamento fototermico del sistema. La luce riscalda il gallio e provoca un’ossidazione all’interfaccia tra il metallo e l’acqua. Di conseguenza, si genera idrogeno e un sottoprodotto, l’ossididrossido di gallio.
Come indicato nella pubblicazione della rivista scientifica Nature, la radiazione svolge una doppia funzione: non solo fornisce energia termica, ma rompe anche lo strato di ossido che si forma naturalmente sul metallo, permettendo alla reazione di proseguire in modo sostenuto.

Uno degli aspetti più rilevanti del sistema è il suo carattere circolare. L’ossidoidrogeno generato può essere successivamente ridotto per rigenerare il galio originale, il che consente di riutilizzare il materiale in cicli successivi. Questo approccio riduce il consumo di risorse e migliora la viabilità potenziale del processo a lungo termine.
Rispetto a metodi tradizionali come l’elettrolisi, che richiedono elettricità e, in molti casi, acqua trattata, questo sistema elimina entrambe queste dipendenze. La possibilità di lavorare direttamente con acqua di mare evita la necessità di desalinizzazione, uno dei fattori che aumentano i costi di produzione dell’idrogeno verde.
Per quanto riguarda le prestazioni, il dispositivo ha raggiunto un’efficienza massima del 12,9 % in condizioni sperimentali. Sebbene questo valore sia ancora lontano dagli standard necessari per un utilizzo industriale, i ricercatori lo considerano competitivo considerando che si tratta di una tecnologia ancora in fase iniziale.
Lo sviluppo è stato guidato dal professor Kourosh Kalantar-Zadeh, della Scuola di Ingegneria Chimica e Biomolecolare, e dal suo team, i quali presentano questo sistema come un nuovo metodo per “estrarre” idrogeno direttamente dall’acqua attraverso processi più semplici e potenzialmente scalabili.

Oltre all’efficienza attuale, il valore di questo progresso risiede nel cambiamento di approccio. Il metodo dimostra che è possibile produrre idrogeno senza ricorrere a infrastrutture complesse né a materiali limitati, basandosi unicamente su tre elementi abbondanti o facilmente reperibili: acqua, inclusa quella marina, luce e un metallo riutilizzabile.
Il team sta già lavorando per migliorare le prestazioni e procedere verso sistemi su scala maggiore. L’obiettivo è verificare se questa tecnologia può evolvere da un test di laboratorio a una soluzione industriale fattibile.