L’Australia sta costruendo una gigantesca centrale elettrica sotto le montagne, ma il costo previsto è salito a 15.000.000.000 €.

L’Australia sta costruendo una delle più grandi infrastrutture di immagazzinamento energetico al mondo, ma il progetto è diventato anche un esempio delle difficoltà che possono accompagnare le grandi opere ingegneristiche. La gigantesca centrale idroelettrica Snowy 2.0, situata sotto le montagne del sud-est del paese, potrebbe costare fino a 15.000 milioni di euro, circa dodici volte di più rispetto a quanto previsto inizialmente.
La nuova stima pubblicata prevede un ulteriore significativo aumento dei costi per un impianto la cui costruzione è iniziata nel 2019 e che avrebbe dovuto entrare in funzione diversi anni prima di quanto ora previsto. La sua completa attivazione è stata posticipata fino alla fine del 2029.
Dietro queste cifre si nasconde un’opera di ingegneria straordinaria: una centrale elettrica sotterranea, decine di chilometri di tunnel scavati sotto le montagne e un sistema in grado di immagazzinare enormi quantità di energia utilizzando soltanto il movimento dell’acqua tra due bacini.

Una gigantesca batteria d’acqua nascosta sotto le montagne
Snowy 2.0 si trova nelle Montagne Nevose del Nuovo Galles del Sud e ha lo scopo di ampliare il storico complesso idroelettrico Snowy Mountains Scheme, una delle infrastrutture energetiche più importanti dell’Australia.
Il progetto collegherà due bacini esistenti, Tantangara e Talbingo, attraverso una rete di tunnel lunga circa 27 chilometri. All’interno di essa è in corso la costruzione di un’enorme centrale idroelettrica sotterranea dotata di turbine reversibili, in grado sia di produrre elettricità che di pompare acqua verso il bacino superiore.
Il suo funzionamento sarà simile a quello di una batteria gigantesca. Quando c’è un’elevata produzione di elettricità da parchi solari o eolici e i prezzi sono bassi, l’impianto utilizza quell’energia per pompare l’acqua verso l’alto. In seguito, quando aumenta la domanda, fa scendere l’acqua attraverso le turbine per generare elettricità e restituirla alla rete.
L’impianto futuro avrà una potenza di generazione fino a 2.200 MW e una capacità di storage energetico di 350.000 MWh, equivalenti a 350 GWh. Secondo Snowy Hydro, quest’ultimo valore è paragonabile alla capacità complessiva di circa 26 milioni di batterie domestiche.

L’azienda afferma che, una volta completato, Snowy 2.0 sarà in grado di fornire elettricità sufficiente per alimentare circa tre milioni di famiglie per una settimana. Questa capacità di storage a lungo termine è proprio uno dei suoi principali vantaggi rispetto ad altre tecnologie.
Da 1.200 a 15.000 milioni di euro
Il grande problema di Snowy 2.0 non risiede nella sua soluzione tecnologica, bensì nell’aumento straordinario dei suoi costi e nei continui ritardi accumulatisi da quando è stato annunciato. Quando allora primo ministro australiano Malcolm Turnbull presentò il progetto nel 2017, il budget iniziale ammontava a circa 1.200 milioni di euro. La previsione iniziale prevedeva il suo avvio operativo nel 2021.
Tuttavia, lo sviluppo ha iniziato a incontrare notevoli difficoltà. Nel 2023, dopo diversi anni di lavori, la stima dei costi è salita a circa 7.000 milioni di euro e la data di completamento è stata posticipata al 2028. La nuova revisione pubblicata da Snowy Hydro fissa ora l’obiettivo di budget in circa 13.000 milioni di euro. La società prevede inoltre un scenario che potrebbe arrivare fino a 15.000 milioni di euro per far fronte a eventuali imprevisti.

Questo significa che il costo massimo previsto è circa dodici volte superiore al budget inizialmente annunciato. Tuttavia, non si tratta di una cifra definitiva: si trattano di stime del costo totale per la costruzione e l’avvio delle operazioni. Tra le cause dell’aumento dei costi figurano le complesse condizioni geologiche, le difficoltà nell’escavazione dei tunnel, i problemi di produttività e i costi crescenti per materiali, attrezzature e personale.
Uno degli incidenti più evidenti è avvenuto nel 2023, quando la miniera tunnel Florence si è incastrata per circa undici mesi dopo aver incontrato terreno instabile. L’incidente ha messo in luce le difficoltà legate alla scavo sotto una zona montuosa caratterizzata da condizioni geologiche particolarmente complesse.
Il CEO di Snowy Hydro, Dennis Barnes, ha espresso delusione per il nuovo aumento di bilancio, sebbene ritienga che le modifiche apportate nella gestione e nell’appalto del progetto abbiano evitato un aumento ancora maggiore dei costi.