È stata annunciata una fabbrica per produrre 100.000 automobili elettriche all’anno, ma in 9 mesi ne sono state vendute soltanto 660: il problema che colpisce questo marchio.

La Cina è diventata la grande potenza mondiale dell’automobile elettrica, con produttori in grado di sviluppare nuovi modelli a grande velocità, prezzi difficili da eguagliare e una presenza internazionale sempre maggiore. Tuttavia, dietro questa espansione sta emergendo una realtà molto meno favorevole: alcune aziende faticano a vendere automobili sul proprio mercato, mentre il paese accumula una capacità industriale molto superiore alle sue esigenze.
Uno degli esempi più evidenti è Skyworth Auto, un produttore cinese di veicoli elettrici che nel 2021 ha annunciato che la sua principale fabbrica aveva la capacità di produrre fino a 100.000 automobili all’anno. Cinque anni dopo, le vendite dell’azienda in Cina nei primi nove mesi del 2026 hanno raggiunto appena 660 unità, secondo un’indagine pubblicata dal quotidiano statunitense The Wall Street Journal.

La differenza tra queste due cifre è enorme, anche se va precisato che le 660 unità riguardano esclusivamente le vendite sul mercato interno e non l’intera produzione dello stabilimento. Skyworth mantiene inoltre attività internazionali, per cui non è possibile determinare il reale tasso di utilizzo delle sue strutture basandosi soltanto su questo dato. In ogni caso, questi numeri evidenziano le difficoltà di alcuni produttori nel trovare acquirenti nel più grande mercato automobilistico del mondo.
Uno stabilimento per 100.000 automobili e concessionari praticamente vuoti
L’indagine del The Wall Street Journal descrive una situazione particolarmente evidente nelle filiali di Skyworth Auto. Nella sua esposizione di Nanchino, l’azienda presenta nuovi veicoli elettrici e promuove la propria presenza in 45 paesi, cercando di proiettare l’immagine di un produttore con ambizioni internazionali. Tuttavia, questa attività contrasta con le sue ridotte vendite in Cina.
I giornalisti del quotidiano statunitense hanno visitato durante l’estate diversi punti vendita del marchio e hanno trovato alcuni locali senza auto, dipendenti né clienti. Altri punti vendita che erano ancora identificati come concessionari avevano smesso di funzionare. Una situazione che riflette le difficoltà commerciali di un’azienda che, nonostante mantenga progetti e una presenza internazionale, riesce a malapena a registrare veicoli nel proprio mercato di origine.

La sopravvivenza di queste aziende è anche legata al sostegno delle amministrazioni locali. Secondo le indagini, un governo distrettuale di Nanchino detiene una partecipazione del 5% nel produttore di automobili elettriche affiliato a Skyworth. Le autorità hanno sostenuto lo sviluppo del progetto, in linea con una strategia industriale che da anni promuove la creazione di aziende e fabbriche di veicoli elettrici in diverse regioni cinesi.
La Cina può produrre 63 milioni di automobili all’anno, ma il suo mercato sta restringendosi
Il problema va molto oltre Skyworth. Secondo i dati della consultora Mobility Global riportati dal The Wall Street Journal, la Cina dispone di impianti in grado di produrre circa 63 milioni di veicoli leggeri all’anno. Questa capacità supera di gran lunga la domanda interna prevista per il 2026 e dimostra l’entità degli investimenti effettuati negli ultimi anni.
La situazione è particolarmente delicata perché le vendite di automobili sul mercato interno sono diminuite di circa il 22% nei primi nove mesi dell’anno, secondo i dati emersi dalla ricerca. Cui Dongshu, segretario generale dell’associazione cinese dei produttori di automobili CPCA, prevede che il mercato chiuderà il 2026 con circa 18,5 milioni di veicoli, il livello più basso dal 2014.

A questa diminuzione si aggiunge l’enorme frammentazione del settore. Secondo i calcoli di AlixPartners citati dal quotidiano statunitense, la Cina ha chiuso il 2025 con 143 marchi di veicoli elettrici che commercializzavano almeno un modello. La presenza di così tanti concorrenti rende difficile per tutti raggiungere i volumi necessari per rendere redditizie le proprie investimenti e mantenere un’attività industriale sostenibile.
La sovracapacità non riguarda esclusivamente le auto elettriche. Una parte delle strutture in eccesso corrisponde a fabbriche dedicate a veicoli a combustione che hanno interrotto l’attività con l’avvento delle auto elettriche e ibride ricaricabili. Mentre alcune imprese tradizionali riducono la produzione, continuano a funzionare altre strutture più recenti destinate alle nuove tecnologie.
Una guerra dei prezzi che inizia a danneggiare i produttori
L’elevata concorrenza ha scatenato una guerra commerciale che sta mettendo sotto pressione i margini di guadagno di gran parte dell’industria cinese. Secondo i dati di AlixPartners riportati dal The Wall Street Journal, i prezzi delle automobili nel paese sono diminuiti di circa il 20% dall’inizio del 2023: una riduzione che ha giovato agli acquirenti, ma che ha anche complicato la redditività di numerose aziende.

Nel corso dei primi otto mesi del 2026, il margine di profitto dell’industria automobilistica cinese si è attestato intorno al 3,6%, uno dei livelli più bassi degli ultimi anni. Questa situazione costringe molti produttori a mantenere promozioni, ridurre i costi e cercare volumi di produzione più elevati, anche quando la domanda non cresce al ritmo previsto.
Anche le amministrazioni locali devono affrontare una decisione complicata. La chiusura delle fabbriche può causare la perdita di posti di lavoro, ridurre le entrate fiscali e danneggiare gli investimenti effettuati in alcune regioni. Per questo motivo, alcune autorità continuano a sostenere progetti industriali che non hanno ancora raggiunto una scala commerciale sufficiente, ritardando il processo di concentrazione ritenuto necessario da numerosi analisti.
Europa, sempre più importante per i marchi cinesi
Una delle principali conseguenze di questo squilibrio è l’aumento dell’importanza delle esportazioni. Di fronte alla difficoltà di assorbire tutta la loro capacità produttiva nel mercato nazionale, i produttori cinesi cercano nuovi acquirenti in Europa, America Latina, Australia e altre regioni dove esistono ancora opportunità di crescita.
Secondo le previsioni riportate dal The Wall Street Journal, la Cina potrebbe esportare circa 12 milioni di automobili nel 2026, rispetto a circa un milione di unità all’anno all’inizio di questo decennio. Questo aumento sta modificando il commercio mondiale dell’automobile e aumentando la pressione competitiva sui produttori europei, soprattutto nei segmenti in cui il prezzo è determinante.
La situazione presenta una contraddizione notevole. Mentre aziende come BYD, Geely e Chery rafforzano la loro presenza internazionale, altri produttori cinesi faticano a mantenere un’attività commerciale minima nel proprio paese. La grande capacità industriale della Cina rimane un vantaggio competitivo, ma l’eccesso di fabbriche e marchi minaccia anche di provocare una profonda riorganizzazione del settore.
Il caso di Skyworth riassume tale squilibrio. Un’azienda che aveva annunciato la capacità di produrre 100.000 auto elettriche all’anno ha venduto appena 660 unità in Cina da gennaio a settembre, anche se la sua produzione e le sue vendite internazionali non rientrano in questa cifra. La sfida per l’industria cinese non consiste più soltanto nella produzione di auto elettriche più economiche e avanzate, ma anche nel trovare acquirenti sufficienti per sostenere tutti gli investimenti effettuati.