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In Europa sta per terminare un progetto che prevede 23.000.000 di automobili entro 8 anni: l’Africa si rifiuta di diventare un discarica di auto vecchie e altamente inquinate.

In Europa sta per terminare un progetto che prevede 23.000.000 di automobili entro 8 anni: l’Africa si rifiuta di diventare un discarica di auto vecchie e altamente inquinate.

07/09/2026 10:30

Aggiornato a

07/09/2026 10:30

Dall’anno 2018 l’Uganda vieta l’ingresso di veicoli leggeri con almeno 15 anni, ma negli ultimi anni ha preso ulteriori misure. La sua normativa sulla qualità dell’aria del 2024 stabilisce limiti equivalenti a Euro 4 per tutti i veicoli importati, nuovi e usati, nell’ambito di una strategia volta a ridurre l’arrivo di modelli obsoleti e particolarmente inquinanti.

Ma attenzione, perché non si tratta di un problema esclusivo dell’Uganda. Mentre i paesi sviluppati come l’Europa rinnovano i loro parchi di veicoli, una parte significativa dei veicoli che perdono competitività in quei mercati trova una seconda vita in regioni con requisiti di importazione molto più flessibili. L’Africa è da anni uno dei principali destini e diversi governi stanno iniziando a rendere più severe le condizioni di ingresso.

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23 milioni di auto usate sono uscite dai grandi mercati in soli otto anni

L’ultimo importante rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente ha analizzato le esportazioni avvenute tra il 2015 e il 2022 dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti, dal Giappone e dalla Corea del Sud. Durante questi otto anni da questi mercati sono partiti circa 23 milioni di veicoli leggeri usati destinati al Sud del mondo, con l’Africa tra i principali destinatari.

Il Giappone ha rappresentato circa il 34,5% di tali esportazioni e l’Unione Europea altri 31,1%, davanti agli Stati Uniti e alla Corea del Sud. Tuttavia, la situazione è cambiata verso la fine del periodo: nel 2021 e nel 2022 l’UE era già in testa alle esportazioni di veicoli usati verso l’Africa e l’Europa dell’Est, secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite.

Il problema risiede principalmente nella qualità di una parte di quel parco automobilistico. Le Nazioni Unite da anni avvertono riguardo a veicoli obsoleti, dotati di sistemi antinquinamento insufficienti o che semplicemente non supererebbero i controlli tecnici richiesti nei loro paesi di origine. Un’indagine sulle esportazioni dai Paesi Bassi ha rilevato automobili di 16-20 anni, e in molti casi inferiori allo standard Euro 4.

Sudafrica ha un altro problema: i cosiddetti veicoli grigi

Sudafrica applica rigide restrizioni sull’importazione di automobili usate destinate a rimanere nel paese, ma ciò non ha impedito la nascita di un mercato parallelo. Si tratta dei noti “grey vehicles” o veicoli grigi, veicoli introdotti al di fuori delle procedure legali e che successivamente circolano senza aver necessariamente superato tutti i controlli richiesti.

Uno dei metodi utilizzati consiste nel dichiarare il Sudafrica soltanto come territorio di transito verso i paesi vicini e far sì che tali veicoli rimangano all’interno dei loro confini. Le autorità fiscali sudafricane da anni conducono operazioni per individuare, confiscare e distruggere i veicoli introdotti illegalmente, proprio a causa dei rischi fiscali, ambientali e di sicurezza legati a questo tipo di commercio.

La preoccupazione va molto oltre la semplice protezione dell’industria locale. Il PNUMA collega l’assenza di standard omogenei all’ingresso di veicoli che possono presentare condizioni meccaniche peggiori e livelli di emissioni più elevati, in un continente dove oltre il 90% dei decessi stradali avviene nei paesi in via di sviluppo e l’Africa registra circa 246.000 morti all’anno. Per questo propone certificati di idoneità alla circolazione, certificati di conformità e sistemi per lo scambio di informazioni tra paesi esportatori e importatori.

Anche l’Europa inizia a colmare una delle principali lacune

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Fino ad ora esiste una differenza giuridica significativa tra un veicolo considerato rifiuto e uno che viene semplicemente venduto come usato. Questa distinzione ha permesso a determinati automobilisti che si trovano praticamente alla fine della loro vita utile di continuare a esportarli dall’Europa, purché formalmente non siano stati classificati come rifiuti; una lacuna che la stessa Commissione Europea riconosce come problematica.

La nuova normativa europea sui veicoli al termine della loro vita utile, in vigore dal 13 agosto 2026, mira proprio a rafforzare questa tracciabilità. La maggior parte delle sue disposizioni entrerà in vigore a settembre 2028 e, a partire da settembre 2031, potranno essere esportate fuori dall’UE soltanto auto usate che dimostrino di essere ancora idonee alla circolazione.

Nel frattempo che arriva quel momento, i paesi destinatari stanno adottando le proprie misure. L’Uganda già combina il limite di 15 anni con i requisiti Euro 4, i paesi dell’Africa occidentale hanno fatto progressi verso standard minimi comuni e le Nazioni Unite chiedono controlli sia all’origine che a destinazione. L’obiettivo non è più impedire la vendita di auto usate, ma evitare che i veicoli ritirati dall’Europa dalle sue strade prolunghino la loro vita utile in altri paesi senza garanzie minime di sicurezza e emissioni.