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Зберігання енергії потужністю 414 МВт: відмова Лаціо, Besstarq не погоджується

Зберігання енергії потужністю 414 МВт: відмова Лаціо, Besstarq не погоджується

La Regione Lazio ha negato l’intesa per il progetto di accumulo da 414 MW previsto a Pian Boaro, nel territorio di Tarquinia. La società BESSTARQ contesta la decisione, sostenendo che siano state confuse le funzioni dell’accumulo con quelle degli impianti di produzione rinnovabile.

Al centro della controversia ci sarebbero il consumo di suolo, un’eccessiva concentrazione di impianti nel Viterbese e le valutazioni tecniche emerse durante l’istruttoria. La vicenda riporta in primo piano il nodo delle autorizzazioni allo sviluppo di infrastrutture di accumulo energetico da batterie, sempre più rilevanti per integrare le fonti rinnovabili nella rete elettrica.

Niente accumulo da 414 MW a Tarquinia, stop della Regione

Il progetto contestato riguarda un sistema di accumulo a batterie da 414 MW, previsto in località Pian Boaro, nel comune di Tarquinia, in provincia di Viterbo. La Giunta regionale del Lazio ha negato l’intesa necessaria al suo sviluppo, una decisione che BESSTARQ, la società italiana proponente, considera in contrasto con gli elementi tecnici emersi nel procedimento autorizzativo.

Secondo quanto riferito dall’azienda, durante l’istruttoria erano arrivati pareri favorevoli, accompagnati dalle rispettive prescrizioni, dagli uffici regionali competenti per Biodiversità e Urbanistica e dall’Autorità di Bacino, per quanto riguarda la compatibilità dei versanti.

Il contrasto tra queste valutazioni e la decisione politica costituisce uno dei punti principali della contestazione. Al momento, le ragioni della Giunta sono riconducibili all’eccessivo concentramento di impianti per la produzione di energia rinnovabile nel territorio viterbese.

Rinnovabili e accumulo, BESSTARQ: “impianti con funzioni diverse”.

BESSTARQ sottolinea però la distinzione tecnica che riguarda soprattutto la funzione dell’infrastruttura. Un impianto di accumulo non produce direttamente elettricità, ma immagazzina energia e la restituisce alla rete in un momento successivo. Può quindi contribuire a gestire la variabilità della produzione fotovoltaica ed eolica, spostando parte dell’energia disponibile dalle ore di maggiore produzione a quelle in cui serve maggiormente.

La differenza è rilevante anche sul piano territoriale. La società indica in 2,8 ettari la superficie destinata alle batterie del progetto di Tarquinia, mentre il parco fotovoltaico da oltre 54 MW – richiamato nelle motivazioni regionali – situato a circa cinque chilometri dall’area, occuperebbe circa 50 ettari.

Per BESSTARQ si tratta di interventi con caratteristiche differenti, che non possono essere confrontati soltanto sulla base della potenza nominale. “Dove ci sono molte rinnovabili, occorre valutare come utilizzare meglio quell’energia e renderla disponibile anche in altri momenti della giornata – riferisce la società in una nota – La concentrazione degli impianti di produzione non può diventare automaticamente un argomento contro le infrastrutture che aiutano a gestirla».

accumulo da 414 MW

Accumulo da 414 MW: la palla passa ai Tribunali

La decisione regionale ferma, almeno al momento, un intervento di dimensioni considerevoli. Ma dopo la dura reazione, BESSTARQ è pronta a dare battaglia nelle aule di tribunale, contro quello che definisce un “diniego politico” basato su “pregiudizi ideologici”.

“Ci rammarichiamo che, come troppo spesso accade negli ultimi anni, saranno ancora una volta i giudici a essere chiamati a pronunciarsi su responsabilità autorizzative che le amministrazioni preposte non riescono ad assumersi. A nostro giudizio, questa decisione risente di pregiudizi ideologici o, peggio, dell’incapacità di distinguere progetti profondamente diversi per natura, funzione e impatto».

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