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TotalEnergies: avanti così non potremo fermare il riscaldamento globale

TotalEnergies: avanti così non potremo fermare il riscaldamento globale

Secondo l’Energy Outlook 2026 di TotalEnergies, con le politiche attuali la temperatura globale potrebbe aumentare fino a 2,8 °C entro il 2100. Elettrificazione e rinnovabili crescono, ma reti, investimenti e tensioni geopolitiche frenano il cambiamento. Il documento esce alla vigilia della COP 31 che si terrà ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre.

La transizione energetica globale è avviata, ma procede a una velocità ancora insufficiente per centrare gli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi. È questa, in sintesi, la conclusione dell’ottava edizione del TotalEnergies Energy Outlook, il rapporto con cui il gruppo energetico francese analizza l’evoluzione del sistema energetico mondiale e delinea tre possibili scenari fino al 2060.

Il documento fotografa un sistema in trasformazione, nel quale crescono gli investimenti nelle tecnologie a basse emissioni, aumenta il peso dell’elettricità e si diffondono veicoli elettrici, impianti solari ed eolici. Ma la domanda complessiva di energia continua a salire e i combustibili fossili mantengono un ruolo rilevante, mentre le tensioni internazionali riportano al centro la sicurezza degli approvvigionamenti.

Investimenti raddoppiati nelle tecnologie “green”

Uno dei segnali più significativi riguarda gli investimenti. Secondo il rapporto, quelli destinati all’energia a basse emissioni di carbonio, comprese le applicazioni che favoriscono l’elettrificazione dei consumi, sono passati da 1.200 miliardi di dollari nel 2015 (anno di approvazione dell’Accordo di Parigi sul clima) a 2.100 miliardi nel 2025.

La Cina è il principale motore di questa trasformazione: rappresenta circa il 60% delle nuove installazioni di pannelli solari, il 70% di quelle di turbine eoliche e il 60% delle nuove vendite di auto elettriche. Il Paese consolida così la propria leadership industriale ed esporta tecnologie per la transizione energetica nel resto del mondo.

Anche il peso dell’elettricità nei consumi finali globali è in aumento. Dal 2000 la sua quota è cresciuta mediamente dell’1,3% all’anno. Inoltre, secondo l’analisi di TotalEnergies, nel 2025 l’incremento della domanda elettrica sarebbe stato interamente soddisfatto da nuove fonti “green”.

Il cambiamento, tuttavia, non significa che la domanda di combustibili fossili sia già in diminuzione su scala globale. Carbone, petrolio e gas continuano a essere utilizzati e la domanda energetica complessiva cresce, anche per sostenere lo sviluppo economico dei Paesi emergenti.

Crisi geopolitiche e sicurezza energetica

Le crisi internazionali, dalla guerra in Ucraina del 2022 alle tensioni nello Stretto di Hormuz nel 2026, hanno evidenziato quanto la sicurezza energetica sia legata alla disponibilità di fonti e infrastrutture affidabili.

La risposta, secondo il rapporto, passa dalla diversificazione degli approvvigionamenti, dallo stoccaggio e dal rafforzamento delle infrastrutture, ma anche dalla valorizzazione delle risorse locali: rinnovabili e biocarburanti in particolare.

Le tensioni possono inoltre accelerare alcuni cambiamenti. A partire dal secondo trimestre del 2026, il rapporto segnala un’accelerazione delle vendite di veicoli elettrici in Asia, America Latina ed Europa, insieme a una crescita della domanda di miscele di biocarburanti.

Resta però una contraddizione: mentre alcune regioni investono nell’elettrificazione e nelle tecnologie pulite, il carbone continua a essere una risorsa importante per la produzione elettrica in diversi Paesi asiatici.

Tre scenari per il futuro dell’energia

Il TotalEnergies Energy Outlook 2026 individua tre possibili traiettorie, basate su differenti livelli di ambizione climatica e cooperazione internazionale. Le proiezioni mostrano quanto le decisioni politiche e gli investimenti possano incidere sul riscaldamento globale.

TotalEnergies Energy Outlook 2026

1. Trends: con le politiche attuali fino a 2,8 °C

È lo scenario che proietta nel futuro gli orientamenti politici, lo sviluppo tecnologico e i comportamenti dei consumatori osservati oggi. La diffusione di solare, eolico, auto elettriche e pompe di calore prosegue, ma è frenata da costi, tensioni geopolitiche e limiti infrastrutturali, soprattutto nella capacità delle reti elettriche.

In questo quadro, i Paesi dell’OCSE non raggiungerebbero la neutralità carbonica entro il 2050, mentre la Cina si avvicinerebbe all’obiettivo entro il 2060. La domanda di prodotti petroliferi aumenterebbe fino a stabilizzarsi negli anni Trenta, per poi diminuire lentamente. Quella di gas continuerebbe a crescere fino a stabilizzarsi negli anni Quaranta.

Risultato: un aumento stimato della temperatura globale compreso tra 2,6 e 2,8 °C entro il 2100.

2. Momentum: più elettrificazione, ma ancora fossili

Questo scenario ipotizza una transizione più ambiziosa. I Paesi OCSE raggiungerebbero la neutralità carbonica entro il 2050 e la Cina entro il 2060.

La trasformazione sarebbe sostenuta da una maggiore elettrificazione dei consumi, dalla quasi completa eliminazione del carbone nei Paesi OCSE e da una forte riduzione del suo utilizzo in Cina. Il gas naturale continuerebbe a svolgere un ruolo di transizione nella produzione elettrica e nell’industria.

Per i settori difficili da elettrificare, come alcune attività industriali e i trasporti aerei e marittimi, diventerebbero importanti l’idrogeno decarbonizzato e i combustibili sostenibili.

Nonostante l’accelerazione, gli investimenti insufficienti nelle tecnologie a basse emissioni lascerebbero ai combustibili fossili circa metà della crescita della domanda energetica in India e nel resto del mondo.

Il riscaldamento globale si attesterebbe così tra 2,3 e 2,4 °C entro il 2100.

3. Lo scenario di rottura: il riscaldamento sotto i 2 °C

Il terzo scenario è quello più ambizioso e punta a limitare l’aumento della temperatura globale a meno di 2 °C, in linea con l’Accordo di Parigi.

Per raggiungere questo risultato servirebbero una cooperazione multilaterale molto più forte e una decarbonizzazione globale più rapida. Il carbone dovrebbe essere abbandonato più velocemente nella produzione elettrica, mentre la crescita dell’elettrificazione richiederebbe un forte aumento della generazione di energia a basse emissioni.

In questa traiettoria, la quota del gas naturale rimarrebbe sostanzialmente stabile. Il risultato sarebbe un aumento della temperatura compreso tra 1,8 e 1,9 °C entro il 2100.

TotalEnergies considera tuttavia questo scenario difficilmente realizzabile nelle attuali condizioni geopolitiche. In questo quadro sarà interessante vedere se dalla prossima COP 31 arriveranno finalmente decisioni chiare, condivisee vincolanti. Ma le premesse sono tutt’altro che rassicuranti.

Stati Uniti, Cina ed Europa: tre strategie divergenti

Il rapporto evidenzia come le grandi aree economiche mondiali stiano seguendo percorsi energetici sempre più diversi.

Gli Stati Uniti hanno rafforzato la propria indipendenza energetica grazie allo sviluppo di petrolio e gas da scisto. La produzione interna di gas, relativamente economico, ha favorito la sostituzione di alcune centrali a carbone con impianti a gas, contribuendo alla riduzione delle emissioni del settore elettrico. Il Paese continuerà inoltre a essere un protagonista dell’esportazione di gas naturale liquefatto.

Secondo le proiezioni del rapporto, nel 2060 i combustibili fossili rappresenteranno ancora circa il 60% dell’energia primaria statunitense, contro l’80% attuale. Nel frattempo, la domanda di elettricità sarà sostenuta anche dalla crescita dei data center e dell’intelligenza artificiale.

La Cina punta invece su una combinazione di elettrificazione, rinnovabili e nucleare, mantenendo al contempo una capacità significativa di generazione a carbone. La quota del carbone nell’energia primaria scenderebbe dal 60% circa del 2025 al 25% nel 2060. L’elettrificazione del trasporto stradale contribuirebbe anche a ridurre il peso dei prodotti petroliferi, dal 20% al 10% circa nello stesso periodo.

L’Unione Europea resta all’avanguardia nella riduzione delle emissioni, ma deve affrontare una doppia sfida: finanziare gli investimenti necessari per reti elettriche più robuste e tecnologie pulite, preservando al contempo la competitività industriale e contenendo i costi per cittadini e imprese.

Nel 2035, secondo il rapporto, i combustibili fossili rappresenteranno ancora circa il 60% dell’energia primaria europea. Per il continente sarà quindi necessario conciliare la sicurezza degli approvvigionamenti con la progressiva elettrificazione dei trasporti e della produzione di calore.

«La transizione è in corso, ma non basta»

TotalEnergies Energy Outlook 2026

Aurélien Hamelle, direttore generale Strategia e Sostenibilità di TotalEnergies, sintetizza così il quadro delineato dal rapporto: «Il sistema energetico globale continua a camminare sul filo del rasoio, tra le sfide della resilienza e della sovranità […] e una transizione in corso».

Secondo Hamelle, gli sviluppi successivi alla crisi dello Stretto di Hormuz confermano la necessità di promuovere la produzione energetica interna, soprattutto da fonti rinnovabili, l’elettrificazione della domanda e i biocarburanti. Allo stesso tempo, sottolinea l’importanza di diversificare gli approvvigionamenti e investire nelle infrastrutture di stoccaggio e trasmissione.

Il dirigente osserva inoltre che le tendenze registrate nel 2026 rafforzano il percorso avviato con l’Accordo di Parigi, ma non indicano un’accelerazione sufficiente a mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 °C.

La conclusione dell’Energy Outlook è quindi duplice: la transizione energetica sta modificando il sistema globale, ma la sua velocità dipenderà dalla capacità dei governi di conciliare sicurezza, costi e decarbonizzazione. Senza investimenti più consistenti, reti adeguate e una maggiore cooperazione internazionale, anche una diffusione significativa delle tecnologie pulite potrebbe non essere sufficiente a centrare gli obiettivi climatici.

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