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Pizzuto a Musk: il futuro dell’auto elettrica si fa in strada, non sui muri

Pizzuto a Musk: il futuro dell’auto elettrica si fa in strada, non sui muri

Con vent’anni di esperienza nell’auto elettrica l’amico Gianfranco Pizzuto stronca Elon Musk e la sua ultima creazione Tesla Roadster. «Anche una hypercar deve avere un senso quando le sue ruote toccano l’asfalto» scrive su Linkedin il cofondatore di Fisker Automotive – produsse la sportiva ibrida plug-in Fisker Karma – e fondatore di Automobili Estrema, startup che ha sviluppato il progetto della hypercar elettrica Fulminea.

Premesso che «Elon Musk ci ha abituati a pensare fuori dagli schemi. E questo è indubbiamente uno dei suoi grandi meriti» e concesso che la presentazione della Roadtser è stato «Uno spettacolo mediatico straordinario», Pizzuto si chiede: «A cosa serve tutto questo nella vita reale? A cosa serve un’automobile capace di arrampicarsi sui muri? O accelerare da 0 a 100 km/h in meno di un secondo? Certamente a stupire. A far parlare di sé. A dimostrare fin dove può spingersi la tecnologia. Ma è davvero questa la direzione che dovrebbe prendere l’innovazione automobilistica?».

Già nel 1928 a Bolzano…

Pizzuto si concede anche una breve digressione storica per ricordare che «Quasi cent’anni fa, nel 1928, un mio conterraneo sudtirolese, Max Valier, nato a Bolzano, sperimentava già automobili con propulsione a razzo, collaborando con Opel. Una di queste, la Opel RAK.2, raggiunse addirittura i 238 km/h! Era il 1928. Quasi un secolo fa. Insomma, Elon, dalle nostre parti i razzi sulle automobili li sperimentavamo già cent’anni fa!».

pizzuto musk

La vera sfida? Auto più leggere, più sicure, più efficienti

Pizzuto crede che «la vera sfida sia un’altra». E’ costruire «automobili più leggere, più efficienti, più sicure, capaci di offrire prestazioni straordinarie senza sacrificare autonomia, comfort e piacere di guida».

«Non fraintendetemi – conclude -: adoro le sfide tecnologiche e sono convinto che le hypercar debbano continuare a spostare i confini del possibile. Ma l’innovazione non dovrebbe essere misurata soltanto da ciò che un’automobile riesce a fare durante uno show, bensì da ciò che riesce a offrire quando lo show è finito. Perché alla fine, per quanto spettacolare possa essere un razzo montato su quattro ruote, continuo a pensare che il futuro dell’automobile si costruisca soprattutto sulla strada. Non sui muri». Come dargli torto?

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