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Manca energia? Eppure 4mila progetti rinnovabili sono bloccati

Manca energia? Eppure 4mila progetti rinnovabili sono bloccati

Non manca l’energia Made in Italy: siamo ricchi di sole e vento. Ma la burocrazia e, soprattutto negli ultimi tre anni, l’opposizione dei comitati locali — in alcune zone con una dimensione ormai regionale — sta bloccando la transizione energetica. Abbiamo spesso documentato questi conflitti territoriali, dall’Emilia‑Romagna alla Sardegna passando per la Puglia. Ma Elettricità Futura, l’associazione che rappresenta le principali aziende italiane del settore elettrico, ha censito i progetti fermi: 4 mila.

Cresce l’elettrificazione, mentre le installazioni di rinnovabili avanzano a passo felpato.

I nuovi edifici sono alimentati — e devono essere alimentati, anche in caso di ristrutturazioni importanti — in modalità elettrica, ed è obbligatoria la predisposizione per le colonnine di ricarica. Cresce la mobilità elettrica: ci sono città che hanno già il 70–80% di autobus a batteria e, secondo l’ACI, il parco auto elettrico supera le 200 mila unità, a cui si sommano oltre 300 mila ibride plug‑in.

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Siamo quindi a più di mezzo milione di veicoli alla spina. Senza dimenticare che entro il 2030 le navi dovranno alimentarsi da terra tramite banchine elettriche.

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Gli investimenti sono già stati realizzati grazie ai 700 milioni del PNRR. Inoltre, secondo i dati Motus‑E, siamo oltre le 80 mila colonnine di ricarica. Una serie di tasselli che confermano la crescente elettrificazione delle attività.

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A questo si aggiungono le aziende che riescono a produrre internamente una quota significativa del proprio fabbisogno elettrico: dai cementifici alle acciaierie, dai birrifici ai mercati ortofrutticoli, fino alla grande fame energetica dei Data Center.

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Una tendenza crescente a cui non corrisponde un’altrettanta velocità nell’installazione degli impianti rinnovabili. Lo denuncia Elettricità Futura, che consiglia la ricetta per mitigare l’emergenza energia: sbloccare migliaia di progetti di impianti rinnovabili attualmente fermi. Ma non solo. La proposta include anche il sostegno ai contratti di fornitura a prezzo fisso per famiglie e imprese, inclusi i PPA (Power Purchase Agreement), contratti di fornitura energetica a lungo termine tra un produttore e un consumatore, di solito un’azienda.

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Progetti pronti, ma non autorizzati per 159 GW

L’associazione segnala la presenza di 4.000 progetti già esistenti, per una potenza complessiva di 150 GW, che risultano «tenuti fermi dalla burocrazia per lo più a livello di enti locali». Che fare? Elettricità Futura propone di puntare sulla semplificazione delle procedure amministrative «per aumentare rapidamente l’offerta di energia da fonti pulite, riducendo la dipendenza dalle fonti fossili tradizionali».

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Più impianti e l’utilizzo dei contratti a prezzo fisso per le forniture di elettricità alle famiglie che «garantiscono prezzi stabili per 24-36 mesi e possono risultare inferiori del 30-40% rispetto ai prezzi di mercato rilevati sul mercato all’ingrosso dell’energia».

Un esempio concreto: «Anche oggi, con il PUN a 220 euro al MWh, una famiglia trova offerte con la componente energia a 160 euro/MWh“». Il PUN, Prezzo Unico Nazionale, è il riferimento di mercato all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia e indica il prezzo medio orario a cui viene scambiata l’energia sulla Borsa elettrica.

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Per il mondo produttivo, Elettricità Futura punta sui PPA. «Anche per le imprese si trovano già soluzioni, con Ppa, che permettono di avere l’energia a 75 euro al MWh, in pratica un terzo del prezzo di mercato». Insomma per «le imprese, oltre ai prezzi fissi, serve ampliare l’accesso ai PPA con le fonti rinnovabili che già oggi permettono di disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas». Legando i contratti di fornitura direttamente alla produzione da rinnovabili, il costo dell’energia risente meno delle oscillazioni del prezzo del gas naturale.

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