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Emissioni record nel mondo (e in Italia). L’Onu avverte: verso 2,8 gradi in più

Emissioni record nel mondo (e in Italia). L’Onu avverte: verso 2,8 gradi in più

Emissioni globali record nel 2025. I piani climatici dei governi non bastano a contenere il riscaldamento globale: secondo l’ONU, con le politiche attuali si rischia di arrivare a +2,8°C entro il 2100. In Italia le emissioni sono cresciute di 9 milioni di tonnellate: per centrare gli obiettivi europei dovremmo tagliarne 95 milioni in cinque anni.

Il mondo continua a emettere gas serra a livelli record e gli impegni climatici dei governi restano insufficienti. È l’allarme lanciato dalle Nazioni Unite nel rapporto annuale dell’Unep, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, sul divario tra le emissioni effettive e quelle necessarie per contenere il riscaldamento globale.

Secondo il documento, anche se i Paesi rispettassero gli impegni di riduzione delle emissioni già assunti, la temperatura media globale potrebbe aumentare di circa 2,6°C entro la fine del secolo rispetto ai livelli preindustriali. Quindi sarebbe necessario adottare una politica di decarbonizzazione molto più ambiziosa di quella promessa. Ma se invece si considerano esclusivamente le politiche attualmente in vigore, senza contare gli obiettivi futuri dichiarati dai governi, il riscaldamento potrebbe raggiungere i 2,8°C.

«Le emissioni restano su livelli record, inoltre i piani climatici nazionali e le politiche attuali sono pericolosamente insufficienti», ha dichiarato il segretario generale dell’Onu, António Guterres, presentando il rapporto. Il mondo è «pericolosamente lontano dall’obiettivo» e non può più evitare di superare la soglia di 1,5°C fissata dall’Accordo di Parigi del 2015.

Obiettivo 1,5°C sempre più lontano

Le nuove proiezioni sono peggiori rispetto a quelle dello scorso anno, quando il riscaldamento atteso in base agli impegni nazionali era stimato tra 2,3°C e 2,5°C. Tra i fattori che contribuiscono alla revisione figurano il ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi e l’aggiornamento delle stime sulle emissioni storiche.

I dati preliminari relativi al 2025 mostrano inoltre andamenti differenti tra i maggiori emettitori mondiali: le emissioni sono aumentate negli Stati Uniti, in Indonesia e in Cina, mentre sono diminuite in India, Russia e Unione Europea.

Il rapporto sottolinea in particolare la responsabilità dei Paesi più ricchi del G20, che nel loro insieme rappresentano circa tre quarti delle emissioni globali. Decenni di interventi insufficienti hanno ridotto drasticamente le possibilità di rispettare il limite più ambizioso dell’Accordo di Parigi.

emissioni record

Superare temporaneamente 1,5°C non significa tuttavia che ogni possibilità di limitare i danni sia perduta. Il rapporto individua uno scenario più ottimistico nel quale il riscaldamento raggiungerebbe un picco tra 1,7°C e 1,8°C, per poi scendere nuovamente sotto 1,5°C entro il 2100. Una prospettiva che richiederebbe però una riduzione delle emissioni molto più rapida di quella prevista dagli attuali programmi nazionali.

Tagliare le emissioni del 69% entro il 2040

Per rendere possibile questo scenario, le emissioni globali dovrebbero diminuire rispetto ai livelli del 2025 del 18% entro il 2030, del 45% entro il 2035 e del 69% entro il 2040. Grosso modo il percorso indicato dal Green Deal europeo che addirittuta ipotizza emissioni nette zero entro il 2050.

La distanza dagli impegni attuali è considerevole: secondo l’Unep, il rispetto delle promesse climatiche dei governi porterebbe a una riduzione delle emissioni globali di appena il 5-8% entro il 2030 e dell’11-15% entro il 2035.

La differenza tra queste traiettorie evidenzia quanto sia urgente accelerare la decarbonizzazione dei sistemi energetici, dell’industria e dei trasporti, riducendo progressivamente la dipendenza dai combustibili fossili e aumentando il contributo delle fonti rinnovabili.

Italia, emissioni in crescita: da tagliare 95 milioni di tonnellate di CO₂

Il quadro internazionale trova un riscontro preoccupante anche in Italia. Nonostante l’avvicinarsi della scadenza europea del 2030, la transizione energetica nazionale procede con difficoltà e le emissioni di gas serra, secondo il Progress Report sul Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) elaborato dal think tank italiano Ecco, nel 2025 sono tornate a crescere di circa 9 milioni di tonnellate di CO₂ rispetto all’anno precedente.

Per rispettare gli impegni europei al 2030, l’Italia deve ridurre le proprie emissioni di circa 95 milioni di tonnellate rispetto ai livelli del 2025: una quantità pari a circa un quarto delle emissioni nazionali, da tagliare nell’arco di appena cinque anni.

Il ritmo attuale non sembra sufficiente. Secondo le proiezioni Ispra richiamate dal rapporto, tra il 2021 e il 2025 l’Italia avrebbe già accumulato un eccesso di emissioni di circa 30 milioni di tonnellate di CO₂ rispetto alla traiettoria prevista. Il disavanzo potrebbe salire a 39 milioni entro il 2030, con un possibile costo compreso tra 3,8 e 5,7 miliardi di euro per l’acquisto di diritti di emissione.

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Il dato evidenzia come il ritardo nella decarbonizzazione non rappresenti soltanto un problema ambientale, ma possa tradursi anche in un onere economico per il Paese.

Gas, consumi in calo ma manca una strategia di uscita

Tra le criticità individuate da Ecco c’è l’assenza di una strategia organica per abbandonare il gas naturale, passaggio necessario per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Le scelte di investimento continuano infatti a prospettare una dipendenza dal gas oltre il 2030. Tra gli esempi citati dal rapporto figura la metanizzazione della Sardegna, destinata a concludersi non prima del 2033. Anche il rinvio dell’uscita dal carbone al 2038, secondo il think tank, rischia di trasmettere segnali di incertezza agli investitori.

La riduzione delle emissioni dipende anche dalla progressiva sostituzione dei combustibili fossili con l’elettricità e dalla capacità di aumentare la quota di energia rinnovabile nel sistema nazionale.

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La doppia fotografia, globale e italiana, indica dunque la stessa urgenza: gli obiettivi climatici richiedono interventi più rapidi e coerenti con le scadenze fissate. Senza un’accelerazione concreta nella riduzione delle emissioni, il rischio è duplice: aggravare gli impatti del riscaldamento globale e rendere più costoso il ritardo nella transizione energetica.

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