Autobus a settembre: elettrico, ibrido più idrogeno superano il diesel

Gli autobus elettrici, sommati a quelli a idrogeno e agli ibridi, superano i diesel nei primi nove mesi del 2026: lo indicano chiaramente i dati Anfia. Le alimentazioni a emissioni zero e a basse emissioni arrivano al 43%, contro il 42,5% dei termici. Se si escludono gli ibridi, il diesel mantiene un vantaggio minimo: 2,4 punti percentuali, pari a 127 immatricolazioni. Una distanza ridotta che conferma come la transizione sia ormai in corso. Opposta la situazione nel comparto degli autocarri elettrici, che tra 2025 e 2026 perdono il 47,7% delle immatricolazioni. Qui il diesel continua a dominare senza rivali. E per il settore manca una politica di promozione dell’elettrico.
Crescista continua ma Anfia lancia l’allarme sui fondi del Pnrr
Il mercato italiano degli autobus con ptt superiore a 3.500 kg totalizza, a settembre 2026, 527 nuove unità, con un incremento del 2,5% rispetto a settembre 2025. Restano positivi i minibus, che crescono a tripla cifra (+190,2%), così come l’intero comparto degli autobus oltre le 3.500 kg. È quanto emerge dall’elaborazione Anfia su dati del Ministero dei Trasporti.
Molto forte la crescita degli elettrici, che segnano una variazione del +116%: 1.970 autobus contro i 911 del 2025, quasi mille unità a batteria in più. Boom dell’idrogeno, come mostra la tabella, anche se in termini assoluti si tratta di circa 170 autobus, concentrati in poche città. L’ibrido diesel perde il 50%, mentre il diesel continua comunque a crescere (+10%).

«Il mercato degli autobus continua a registrare un andamento positivo, ma i volumi riflettono ancora in larga parte la coda delle immatricolazioni legate al Pnrr» – afferma Paolo Marini, presidente della Sezione Autobus di ANFIA-. Al di là delle risorse del Piano Strategico Nazionale della Mobilità Sostenibile, manca oggi una prospettiva strutturale per una filiera europea sempre più esposta alla concorrenza asiatica».
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Un futuro incerto, dunque. «Per questo, oltre ad auspicare la definizione di un congruo fondo strutturale da destinare al settore, lavoriamo per la valorizzazione del Made in Europe: l’Industrial Accelerator Act e la revisione della normativa europea sugli appalti pubblici rappresentano occasioni importanti per rafforzare il principio di preferenza europea e salvaguardare capacità produttiva, competenze e autonomia della filiera degli autobus».
Le immatricolazioni legate al Pnrr sono in calo, ma resta significativo l’ultimo bando lombardo da 113 milioni. Sarà importante monitorare l’andamento del mercato nei primi mesi del 2027.
Autocarri, l’elettrico senza incentivi è in caduta libera
Da gennaio a settembre 2025 sono stati immatricolati 497 autocarri elettrici, mentre nel 2026 ci si ferma a 260 unità. Un tonfo del 47,7%. La quasi totale assenza di incentivi, unita all’elevato differenziale di prezzo rispetto ai diesel, continua a frenare l’elettrificazione del comparto. A questo si aggiunge un altro dato significativo: nel 2026 non risulta immatricolato neppure un autocarro a idrogeno. Il mercato resta così sbilanciato, con il diesel che continua a dominare senza rivali.
«È necessario attivare rapidamente il fondo pluriennale per il rinnovo delle flotte dell’autotrasporto, annunciato lo scorso dicembre e destinato a sostituire il Fondo investimenti, non rinnovato per il 2026 – commenta Luca Sra, delegato ANFIA per il trasporto merci -. L’assenza di questo strumento incide gravemente su un parco circolante tra i più vecchi d’Europa, con un’età media di quasi vent’anni rispetto ai quattordici della media del continente. Ne derivano minori investimenti in veicoli più sicuri ed efficienti e un rallentamento della diffusione delle alimentazioni alternative, come il bio‑GNL, che possono contribuire alla decarbonizzazione del settore nel rispetto del principio di neutralità tecnologica. Per preservare la competitività del comparto, anche in un contesto di forte volatilità internazionale, è necessario estendere a tutte le alimentazioni i meccanismi di adeguamento dei corrispettivi all’aumento dei costi energetici e reintrodurre incentivi fiscali a sostegno degli investimenti sostenibili».
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Rispetto alla Gran Bretagna, per esempio, siamo lontani milioni di anni luce. Oltre ad incentivi che riducono veramente il differenziale di costo, fino a 120mila euro, sono stati finanziate 40 stazioni di ricarica dedicate. Senza dimenticare il monitoraggio continuo su 170 camion per estrarre dati utili a migliorare l’uso dei veicoli.
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