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Auto, targhe creative e bollo: vantaggi alle ibride, non alle elettriche

Auto, targhe creative e bollo: vantaggi alle ibride, non alle elettriche

La creatività sembra essere la cifra delle ultime scelte del Governo in materia di auto. L’ultimo Consiglio dei ministri ha dato il via libera alle targhe personalizzate, mentre tutto tace sulle targhe verdi per le auto elettriche, una misura che sarebbe davvero utile per distinguerle nel traffico e nell’accesso ai servizi. Creativa è anche la questione del bollo. Nel 2027 le auto elettriche che hanno superato i cinque anni di età lo pagano, sia pure in misura ridotta a seconda delle regioni, le inquinanti no. Al tempo stesso, alcune full hybrid continuano a beneficiare dell’esenzione: per il calcolo della potenza fiscale, infatti, si considera soltanto il motore termico. Così diversi modelli restano sotto la soglia degli 80 kW e non pagano il bollo, pur disponendo di una potenza complessiva superiore.

Esentate le ibride inquinanti, pagano le elettriche con 5 anni di vita

Le termiche con una potenza fino a 80 kW saranno esentate dal bollo nel 2027, una misura che il Governo presenta come primo passo verso una soluzione strutturale. La soglia sale inoltre a 133 kW per le famiglie con almeno quattro figli.

Più richiesta di usato elettrico: “Ma il nodo batterie…”

Un trattamento favorevole riguarda anche le ibride. Come ha evidenziato il Corriere della Sera, il caso della Toyota Aygo X Hybrid è emblematico: «oggi paga circa 175 euro di bollo, ma dal prossimo anno sarà esente. Il motivo è che, per le full hybrid, la potenza considerata ai fini della tassa è solo quella del motore termico e non quella complessiva del sistema. La Aygo X dichiara 116 CV totali, ma il motore a benzina ne eroga 92, pari a 68 kW. Rientrando sotto la soglia degli 80 kW, non paga il bollo».

Va bene riconoscere che le ibride riducono consumi ed emissioni rispetto alle auto tradizionali, ma restano veicoli con un motore termico che continua a utilizzare carburante fossile. Nel frattempo, quasi tutte le auto elettriche che hanno superato i cinque anni di età pagheranno il bollo.

È l’ennesimo segnale di un approccio che fatica a valorizzare davvero l’elettrificazione. Lo si è visto con il leasing sociale, con la gestione degli ecobonus per le auto e, più di recente, con il bonus colonnine, che nonostante tutto è andato esaurito in poche settimane a conferma di una domanda che continua a esserci ma che spesso non trova risposte adeguate.

Targhe creative per fare cassa ma poco utile e mancano quelle dedicate alle BEV

Conoscendo l’indole italiana Massimmo Graminelli sul Corriere della Sera ci scherza sull’ultima trovata creativa del Governo di Giorgia Meloni: «Si tratta della prima tassa che gli italiani pagheranno persino volentieri (finché non troveranno il modo di evaderla) e per un po’ ci si fotograferà a vicenda per la strada, creando ingorghi mostruosi». Siamo a tarallucci e targhe. Un provvedimento per fare cassa, la personalizzazione dovrebbe costare 600 euro, ma non facilitare la gestione del traffico.

Bollo

Al contrario potrebbe essere utile una targa per elettriche così da semplificare e rendere più veloci i controlli su parcheggi, stalli di ricarica, Ztl. Iniziativa presente in diversi Paesi al mondo, c’è anche a San Marino, sia in Europa che in Cina. E qui c’è tutto un mondo da scoprire, da leggere il resoconto del viaggio di Edoardo Benericetti che spiega nel dettaglio il sistema.

Resta un dato che emerge da questi due piccoli fenomeni, in Italia manca una visione chiara sulla transizione energetica. Non è una causalità che siamo ultimi per auto elettriche immatricolate, che in Norvegia e in altri Paesi del Nord Europa sono in servizio decine i traghetti elettrici e da noi solo due.

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